La santità è amore, ma amore vero, lontano dalle
illusioni, dalla contraffazione dell’amore. Gesù ha dato un distintivo preciso per riconoscere i suoi
discepoli: “Da questo riconosceranno che siete miei
discepoli, se avrete amore gli uni gli altri” (Gv 13, 35).
Queste parole del Signore fanno cadere tante illusioni di
sentirci buoni cristiani perché andiamo a messa ogni domenica,
o anche tutti i giorni, e diciamo una preghiera più lunga. Se
manca in noi l’amore del prossimo, quando ci presenteremo
davanti al Signore, rischiamo di sentirci dire: “Non ti
riconosco come cristiano”.
Gesù
vuole che il nostro amore abbia come modello il suo amore per
noi. Egli ha amato fino a farsi servo, fino a lavare i piedi,
fino a dare la vita. Dopo aver lavato i piedi agli apostoli, può
dire: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io,
facciate anche voi” (Gv 13,15).
Egli
chiede un amore concreto, basato sulla fede, che ci fa vedere il
suo volto nel prossimo ed è fatto di gesti e non solo di belle
parole. Dice san Giovanni: “Da questo abbiamo conosciuto
l’amore: Egli ha dato la vita per noi; quindi anche noi
dobbiamo dare la vita per i fratelli... Figlioli, non amiamo a
parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità”
(1Gv 3, 16-18).
L’amore
cristiano deve iniziare dal prossimo più prossimo e poi
estendersi a tutti, anche ai nemici. Amare una persona lontana
che non vediamo quasi mai, può essere anche facile. Amare una
persona con la quale viviamo non è sempre facile. Amare una
persona affettuosa, umile, è facile; amare chi non ci ama, chi
ci fa soffrire, non è certamente facile.
Le
note dell'amore concreto sono elencate da san Paolo nel famoso
inno alla carità: “La carità è paziente, è benigna la
carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si
gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non
si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode
dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre,
tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13).
Oggi
si parla tanto di amore, ma è sempre più difficile trovare un
amore vero. L’amore cristiano non è una semplice simpatia, è
un dono, è l’amore di Dio riversato nei nostri cuori e che
noi dobbiamo riversare nel nostro prossimo.
Penso
alle famiglie, all’amore di giovani sposi giurato con gioia ed
entusiasmo davanti all’altare e poi svanito in breve in un
nulla. Penso ai muri che si innalzano in tante famiglie tra
giovani e anziani, tra suoceri e giovani coppie, tra fratelli e
sorelle, spesso per questioni di interesse. Certo la fede non
toglie le difficoltà, ma deve aiutare a superarle con
l’amore.
San
Paolo della Croce voleva che si imparasse l’amore vero dal
Crocifisso; desiderava che le comunità passioniste fossero
comunità di fede e di amore, come le prime comunità cristiane.
Questo insegnava anche ai laici che si affidavano alla sua
guida, perché la spiritualità passionista, scaturita dalla
croce di Gesù, non può essere che amore concreto. Scriveva:
“Amatevi, amatevi, fratelli e sorelle carissimi, ricordatevi
che mai piacerete a Dio se non vi amate. Vi prego di ricordare
sempre questo santissimo precetto d'amore che Gesù diede al
suoi apostoli, prima, d'andare alla morte: «Vi do un nuovo
precetto, che v'amiate fra voi come v'ho amato io» (Gv 13,
34).
In
una società sempre più chiusa nel suo egoismo, il Signore
vuole affidare ai laici passionisti la missione di formare
famiglie e comunità dove risplendono la fede e l’amore, dove
c’è dialogo sincero, comunione profonda, perdono,
disponibilità e accoglienza per tutti.
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San
Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù
(Lettera ad Anna
Maria Calacagnini)
"Viva tranquilla e ben rassegnata
al Divin Beneplacito e si porti all’orazione sempre carica e
vestita delle Pene Ss.me di Gesù, senza però immaginativa, ma
in pura fede; in confidenza fra noi, io fo così e me ne trovo
assai bene, perché carico delle funi, catene, schiaffi,
flagelli, piaghe, spine, croce e morte del mio Salvatore, me ne
volo con esso nel Seno del Divin Padre, ove sta sempre il dolce
Gesù, e mi lascio abissare tutto nell’Immensa sua Divinità
ed in tal forma adoro, amo ecc. in sacro silenzio di fede e di
santo amore” |
P.
Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it
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