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Sommario degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele dell'Addolorata (TE)

 


P. Alberto Pierangioli

Dicembre 2003.  RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI

L’ amore concreto

(Rubrica ECO di San Gabriele - Dicembre 2003)

La santità è amore, ma amore vero, lontano dalle illusioni, dalla contraffazione dell’amore. Gesù ha dato un distintivo preciso per riconoscere i suoi discepoli: “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni gli altri” (Gv 13, 35). Queste parole del Signore fanno cadere tante illusioni di sentirci buoni cristiani perché andiamo a messa ogni domenica, o anche tutti i giorni, e diciamo una preghiera più lunga. Se manca in noi l’amore del prossimo, quando ci presenteremo davanti al Signore, rischiamo di sentirci dire: “Non ti riconosco come cristiano”.

Gesù vuole che il nostro amore abbia come modello il suo amore per noi. Egli ha amato fino a farsi servo, fino a lavare i piedi, fino a dare la vita. Dopo aver lavato i piedi agli apostoli, può dire: “Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15).

Egli chiede un amore concreto, basato sulla fede, che ci fa vedere il suo volto nel prossimo ed è fatto di gesti e non solo di belle parole. Dice san Giovanni: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli... Figlioli, non amiamo a parole, né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1Gv 3, 16-18).

L’amore cristiano deve iniziare dal prossimo più prossimo e poi estendersi a tutti, anche ai nemici. Amare una persona lontana che non vediamo quasi mai, può essere anche facile. Amare una persona con la quale viviamo non è sempre facile. Amare una persona affettuosa, umile, è facile; amare chi non ci ama, chi ci fa soffrire, non è certamente facile.

Le note dell'amore concreto sono elencate da san Paolo nel famoso inno alla carità: “La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13). 

Oggi si parla tanto di amore, ma è sempre più difficile trovare un amore vero. L’amore cristiano non è una semplice simpatia, è un dono, è l’amore di Dio riversato nei nostri cuori e che noi dobbiamo riversare nel nostro prossimo.

Penso alle famiglie, all’amore di giovani sposi giurato con gioia ed entusiasmo davanti all’altare e poi svanito in breve in un nulla. Penso ai muri che si innalzano in tante famiglie tra giovani e anziani, tra suoceri e giovani coppie, tra fratelli e sorelle, spesso per questioni di interesse. Certo la fede non toglie le difficoltà, ma deve aiutare a superarle con l’amore.

San Paolo della Croce voleva che si imparasse l’amore vero dal Crocifisso; desiderava che le comunità passioniste fossero comunità di fede e di amore, come le prime comunità cristiane. Questo insegnava anche ai laici che si affidavano alla sua guida, perché la spiritualità passionista, scaturita dalla croce di Gesù, non può essere che amore concreto. Scriveva: “Amatevi, amatevi, fratelli e sorelle carissimi, ricordatevi che mai piacerete a Dio se non vi amate. Vi prego di ricordare sempre questo santissimo precetto d'amore che Gesù diede al suoi apostoli, prima, d'andare alla morte: «Vi do un nuovo precetto, che v'amiate fra voi come v'ho amato io» (Gv 13, 34).

In una società sempre più chiusa nel suo egoismo, il Signore vuole affidare ai laici passionisti la missione di formare famiglie e comunità dove risplendono la fede e l’amore, dove c’è dialogo sincero, comunione profonda, perdono, disponibilità e accoglienza per tutti. 

San Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù
(Lettera ad Anna Maria Calacagnini)

"Viva tranquilla e ben rassegnata al Divin Beneplacito e si porti all’orazione sempre carica e vestita delle Pene Ss.me di Gesù, senza però immaginativa, ma in pura fede; in confidenza fra noi, io fo così e me ne trovo assai bene, perché carico delle funi, catene, schiaffi, flagelli, piaghe, spine, croce e morte del mio Salvatore, me ne volo con esso nel Seno del Divin Padre, ove sta sempre il dolce Gesù, e mi lascio abissare tutto nell’Immensa sua Divinità ed in tal forma adoro, amo ecc. in sacro silenzio di fede e di santo amore”

 P. Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it

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