Una
Testimonianza
Il
Movimento Laicale Passionista è un cammino di santità
aperto a tutti i laici, giovani e anziani, sani e
malati. In esso ogni cristiano può trovare un aiuto e
un sostegno per vivere pienamente il suo
battesimo.
In questa rubrica, dopo aver presentato la realtà del
MLP italiano, vogliamo riportare alcune testimonianze di
laici, giovani e anziani, che hanno trovato nella
spiritualità di vari movimenti laicali passionisti un
grande aiuto per ritrovare o approfondire la propria
fede.
Iniziamo
con una giovane maestra marchigiana,
prossima laureanda e prossima sposa.
Da
pulcino impaurito alla scoperta dell’amore
"Due
anni fa venivo accolta nel Movimento Laicale Passionista “Amici
di Gesù Crocifisso”. Ero come un pulcino impaurito.
Impaurito dalla vita e da quella stessa croce che mi veniva
additata da contemplare e amare. Le mie difficoltà erano
enormi, vivevo nell’angoscia: i miei studi universitari
bloccati, il rapporto con il mio ragazzo non chiaro, la vita di
famiglia difficile.
Riconosco
che, ancor prima di conoscere gli "Amici", la grazia
mi ha sostenuto e aiutato, infondendomi un profondo desiderio di
pregare, che realizzavo soprattutto con la lettura della Bibbia.
Percorrevo così le tappe della storia della salvezza, ma ogni
volta che giungevo alla croce mi prendeva l'angoscia, non
riuscivo a soffermarmi su di essa, preferendo passare
all'immagine più rassicurante della risurrezione.
La spiritualità passionista in questi due anni mi ha
incoraggiata a pormi ai piedi della croce di Cristo, per
lasciarmi semplicemente assorbire dal suo amore e imparare a
conoscere il vero amore. Così, pian piano, ho scoperto accanto
allo scandalo della croce, la sua bellezza e il suo significato.
Ho visto nella croce di Gesù l’amore dell'Uomo Dio, che ha
scelto di "domiciliarsi" là dove l'uomo di ogni tempo
avrebbe potuto trovarlo: inchiodato a un pezzo di legno. Trovare
Dio sulla croce incoraggia l’uomo a non fuggirla, ma a salirvi
sopra, per scoprire una nuova prospettiva dalla quale guardare
all'esistenza.
Secondo questa nuova ottica, ogni sofferenza può essere
considerata come una duplice grazia: primo perché nella
mondanità illusoria e menzognera in cui siamo immersi, la croce
rappresenta la più grande possibilità che l'uomo ha
d’incontrare, riconoscere e amare la verità; secondo perché
considerata la tendenza egoistica ad affermare noi stessi sugli
altri, la croce diventa "l'elettroshock" che ci
riporta all’unica dimensione che ci può rendere felici:
quella dell'amore fraterno.
Ecco perché oggi sono felice di consacrarmi da giovane
fidanzata a Gesù crocifisso, perché so che è Lui la
"pietra filosofale", che trasforma ogni dolore in
prova o pegno di amore. Dal Crocifisso conto di ricevere la
forza per realizzare ogni giorno il dolce imperativo
"ama!", che anche tante volte mi viene ripetuto. Gesù,
confido nel tuo amore. Grazie, per il dono te mi fai”.
Bettina