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Sommario degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele dell'Addolorata (TE)

 


P. Alberto Pierangioli

Novembre 2002.  RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI

La Passione: Mare di dolore e di amore

"Dio è amore" e compie tutto per amore. La creazione, l’incarnazione e ogni azione di Dio è opera di amore. Ma la passione di Gesù è la prova più convincente dell'amore di Dio. Quando pensiamo alla passione di Gesù è facile fermarsi quasi esclusivamente sul dolore di Gesù; ma così si è superficiali. Bisogna penetrare nel cuore di Cristo, per scoprirvi l’amore che lo ha portato ad accettare liberamente la sua dolorosa passione.

Approfondendo il pensiero di san Paolo della Croce appare chiaro che per lui il punto di partenza di ogni cammino spirituale è Dio, "Sommo Bene", "mare immenso d'amore". Tutto l’impegno apostolico del Santo mira a portare le anime all’amore di Dio. Egli lotta contro il peccato, perché vede in esso il vero nemico dell’amore di Dio. La passione di Cristo non è tanto la conseguenza necessaria e quasi automatica del peccato dell'uomo, quanto il frutto dell’amore infinito di Dio per l’uomo, "è la più grande e stupenda opera del divino amore", è il "miracolo dei miracoli dell'amore di Dio".

Ma sulla terra non c’è vero amore senza sofferenza. Il nostro santo ha capito che anche l'amore a Dio include il dolore; dalla passione di Gesù ha imparato "la passione dell'amore".

Scrive: "Se vi sentite tutta penetrata dalle pene del Signore, fate festa; ma questa festa si fa nella fornace del Divino Amore, perché il fuoco che penetra fin nelle midolla delle ossa trasforma l'amante nell'amato e mischiandosi l'amore col dolore, il dolore con l'amore, si fa un misto amoroso e doloroso, ma tanto unito che non si distingue né l'amore dal dolore, né il dolore dall'amore, tanto che l'anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore. Credo che capirete le mie pazzie" (L. II, 440). Egli voleva portare tutti alla scuola del Crocifisso, per imparare ad accettare il dolore con amore.

"Il mare dell'amore e del dolore"

Per san Paolo della Croce la passione di Gesù è "mare d’infinita carità", nel quale si devono "pescare" tutte le "perle" delle virtù. Egli chiama la passione "mare di amore e di dolore". Scrive al suo discepolo e confessore, P. Giammaria Cioni: "L’anima in un momento si trova immersa nel mare delle pene del Salvatore; poiché la Passione di Gesù è tutta opera d'amore, stando l'anima tutta perduta in Dio che è tutt'amore, si fa un misto di amore e dolore, perché lo spirito ne resta penetrato tutto e sta tutto immerso in un amore doloroso e in un dolore amoroso: è opera di Dio" (L. III,149).

È questa la prima lezione che san Paolo della Croce dà a tutti i suoi discepoli, religiosi e laici. Il cristiano non è amico della croce, ma del Crocifisso; deve imparare a vedere la croce di Gesù come frutto del suo amore e ad accettare la propria croce, riconoscendo in essa la partecipazione alla croce di Gesù. Dall’alto della croce Gesù ci attira a sé e ci aiuta a trasformare il dolore in amore. Ogni prova accettata per amore diventa meno pesante, come una mamma accetta volentieri tutti i sacrifici della maternità proprio perché ama. Il fuoco dell’amore acceso da Gesù Crocifisso nei nostri cuori renderà dolce e accettabile ogni dolore. Ai piedi della croce noi scopriamo davvero che "Dio è amore". Contemplando ogni giorno Gesù Crocifisso, ci lasceremo attirare sempre più dal suo amore infinito e sentiremo il bisogno di gridare a tutti quanto Dio ci ama e quanto merita di essere riamato da tutti.

San Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù. (Lettera ad Agnese Grazi)

"L’Apostolo san Paolo non si gloriava di altro, che della Croce del dolce Salvatore, ed esclamava con lingua di fuoco: Non voglia mai Dio che mi glori di altro, che della Croce del mio Signor Gesù Cristo; e poi diceva che portava nel suo corpo le stigmate di Gesù Cristo. 
Questa lezione la predico alla mia figliuola, perché non si glori in altro che star crocifissa, e portar le stigmate di Gesù anche nel corpo, con i vari dolori, che il Signore permette. 
Sulla Croce bisogna starvi con alto riposo e gioia di spirito, e ciò si fa con la totale alienazione dai contenti esteriori delle creature, continuando la pratica delle virtù, cioè la solitudine interna ed esterna, raccoglimento, umiltà, silenzio, pazienza, carità" .

P. Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it

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