La Passione: Mare di
dolore e di amore
"Dio è amore"
e compie tutto per amore. La creazione, l’incarnazione
e ogni azione di Dio è opera di amore. Ma la passione di Gesù
è la prova più convincente dell'amore di Dio. Quando pensiamo
alla passione di Gesù è facile fermarsi quasi esclusivamente
sul dolore di Gesù; ma così si è superficiali. Bisogna
penetrare nel cuore di Cristo, per scoprirvi l’amore che lo ha
portato ad accettare liberamente la sua dolorosa passione.
Approfondendo il pensiero di san Paolo
della Croce appare chiaro che per lui il punto di partenza di
ogni cammino spirituale è Dio, "Sommo Bene", "mare
immenso d'amore". Tutto l’impegno apostolico del
Santo mira a portare le anime all’amore di Dio. Egli lotta
contro il peccato, perché vede in esso il vero nemico dell’amore
di Dio. La passione di Cristo non è tanto la conseguenza
necessaria e quasi automatica del peccato dell'uomo, quanto il
frutto dell’amore infinito di Dio per l’uomo, "è la
più grande e stupenda opera del divino amore", è il "miracolo
dei miracoli dell'amore di Dio".
Ma sulla terra non c’è vero amore
senza sofferenza. Il nostro santo ha capito che anche l'amore a
Dio include il dolore; dalla passione di Gesù ha imparato
"la passione dell'amore".
Scrive: "Se vi sentite tutta
penetrata dalle pene del Signore, fate festa; ma questa festa si
fa nella fornace del Divino Amore, perché il fuoco che penetra
fin nelle midolla delle ossa trasforma l'amante nell'amato e
mischiandosi l'amore col dolore, il dolore con l'amore, si fa un
misto amoroso e doloroso, ma tanto unito che non si distingue
né l'amore dal dolore, né il dolore dall'amore, tanto che
l'anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo
doloroso amore. Credo che capirete le mie pazzie" (L.
II, 440). Egli voleva portare tutti alla scuola del Crocifisso,
per imparare ad accettare il dolore con amore.
"Il mare dell'amore e del
dolore"
Per san Paolo della Croce la passione
di Gesù è "mare d’infinita carità", nel
quale si devono "pescare" tutte le "perle"
delle virtù. Egli chiama la passione "mare di amore e
di dolore". Scrive al suo discepolo e confessore, P.
Giammaria Cioni: "L’anima in un momento si trova
immersa nel mare delle pene del Salvatore; poiché la Passione
di Gesù è tutta opera d'amore, stando l'anima tutta perduta in
Dio che è tutt'amore, si fa un misto di amore e dolore, perché
lo spirito ne resta penetrato tutto e sta tutto immerso in un
amore doloroso e in un dolore amoroso: è opera di Dio"
(L. III,149).
È questa la prima lezione che san
Paolo della Croce dà a tutti i suoi discepoli, religiosi e
laici. Il cristiano non è amico della croce, ma del Crocifisso;
deve imparare a vedere la croce di Gesù come frutto del suo
amore e ad accettare la propria croce, riconoscendo in essa la
partecipazione alla croce di Gesù. Dall’alto della croce
Gesù ci attira a sé e ci aiuta a trasformare il dolore in
amore. Ogni prova accettata per amore diventa meno pesante, come
una mamma accetta volentieri tutti i sacrifici della maternità
proprio perché ama. Il fuoco dell’amore acceso da Gesù
Crocifisso nei nostri cuori renderà dolce e accettabile ogni
dolore. Ai piedi della croce noi scopriamo davvero che "Dio
è amore". Contemplando ogni giorno Gesù Crocifisso,
ci lasceremo attirare sempre più dal suo amore infinito e
sentiremo il bisogno di gridare a tutti quanto Dio ci ama e
quanto merita di essere riamato da tutti.
| San
Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù.
(Lettera ad Agnese Grazi)
"L’Apostolo
san Paolo non si gloriava di altro, che della Croce del
dolce Salvatore, ed esclamava con lingua di fuoco: Non
voglia mai Dio che mi glori di altro, che della Croce
del mio Signor Gesù Cristo; e poi diceva che portava
nel suo corpo le stigmate di Gesù Cristo.
Questa lezione la predico alla mia figliuola, perché
non si glori in altro che star crocifissa, e portar le
stigmate di Gesù anche nel corpo, con i vari dolori,
che il Signore permette.
Sulla Croce bisogna starvi con alto riposo e gioia di
spirito, e ciò si fa con la totale alienazione dai
contenti esteriori delle creature, continuando la
pratica delle virtù, cioè la solitudine interna ed
esterna, raccoglimento, umiltà, silenzio, pazienza,
carità" . |
P.
Alberto Pierangioli