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Sommario
degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San
Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele
dell'Addolorata (TE) 



P. Alberto Pierangioli
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Giugno
2003. RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI |
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Dal Crocifisso ai
"crocifissi"
(Rubrica ECO di San Gabriele -
giugno 2003)
«Amiamoci gli uni gli altri, perché
l'amore è da Dio... Chi non ama il proprio fratello che vede,
non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che
abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1 Gv
4,7.20-21). Il contrassegno e il termometro dell'amore di Dio è
l'amore del prossimo.
Il cuore della spiritualità
passionista è l’amore al Crocifisso: un Dio che ci ha amato
tanto fino a dare tutto, anche la vita, merita di essere riamato
pienamente. Ma Gesù oggi è il Risorto, il Signore. Se vogliamo
incontrare e amare il Crocifisso vivente, dobbiamo riconoscerlo
e amarlo nei "crocifissi", in coloro che soffrono nel
corpo e nello spirito. Egli stesso ce lo ha assicurato: «Ogni
volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei
fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25, 40.45).
San Paolo della Croce, il più grande innamorato e apostolo del
Crocifisso, fu anche un grande amico dei "crocifissi",
nei quali riconosceva e amava il Signore. Questo spiega la sua
straordinaria attenzione e tenerezza verso tutte le sofferenze e
miserie umane: poveri, malati, emarginati, banditi, lontani da
Dio. Arrivò a dire che era pronto a farsi
"scarnificare" per aiutare un’anima costata il
sangue di Cristo. Fu chiamato l’apostolo dei
"banditi", molti dei quali riconciliò con la
giustizia umana e con Dio. Spinto dalla carità, ottenne il
condono a dei condannati a morte. Strappò tanti peccatori dalla
via della perdizione.
Aveva una sensibilità grandissima per i poveri, ai quali, fin
da piccolo, era abituato a dare tutto, anche i suoi vestiti,
tanto che la mamma una volta esclamò: « Un giorno tornerà a
casa nudo!».
I primi conventi passionisti erano l’immagine della povertà.
Ma Paolo voleva che i religiosi condividessero il poco che
avevano con gli altri poveri; nessun povero doveva essere
rimandato senza un aiuto. Aveva stabilito che a Roma e in altri
conventi ogni volta che si faceva il pane per i religiosi, se ne
facesse una infornata per i poveri. Arrivava a privarsi di parte
del suo povero cibo per donarlo ai poveri e spesso voleva
servirli egli stesso di persona. Il Signore lo ricompensò con
un incontro straordinario.
Un giorno si presentò al convento un povero vestito di cenci;
il Santo lo accolse con amore e si mise a servirlo. Allora il
povero gli chiese: "Mi conosci?". E Paolo: "Ti
conosco sicuro, tu mi rappresenti Gesù Cristo". Riprese il
povero: "Ti rappresento Gesù Cristo? E se fossi Gesù
Cristo stesso?". All’improvviso il povero sorrise,
divenne come Gesù sul Tabor e scomparve, lasciando il Santo in
un’estasi di paradiso. Per questo soleva dire: «Guardateli
bene in fronte i poveri e vedrete che tutti portano scolpito il
nome di Gesù».
Lo stesso amore aveva per i malati. Aveva iniziato l’apostolato
a Roma, servendo nell’ospedale di San Gallicano. Continuò per
tutta la vita. Visitava spesso i malati, li assisteva, li
serviva. Soleva dire: "Per i malati ci vuole una mamma o un
santo". Egli era l’una e l’altro. Giustamente i suoi
religiosi lo chiamavano "la mamma" della comunità.
Per curare i malati era pronto a vendere anche i calici dell’altare.
Esortava i religiosi a visitare spesso gli ospedali e diceva:
"Oh che gran vigna è l’ospedale!".
Siamo veri Amici di Gesù Crocifisso nella misura che siamo
amici dei "crocifissi". In un tempo in cui siamo
sempre più tentati di isolarci dai problemi degli altri, di
chiuderci nel nostro egoismo, dobbiamo aprire il cuore alla
carità, alla disponibilità, al servizio. La fede deve
illuminarci sempre più fortemente e farci riconoscere il nome
di Gesù scolpito sulla fronte dei fratelli che partecipano alla
passione di Gesù.
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San
Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù
(A
Tommaso Fossi)
"Chi vuol esser
santo ama d’essere occulto agli occhi del mondo, prende il
dolce per amaro e l’amaro per dolce: il suo cibo è il fare in
tutto la santissima Volontà di Dio, e siccome questa più si fa
nel patire che nel godere, il vero servo di Dio ama il nudo
patire, ricevendolo come prova dalla purissima Volontà del
Signore". |
Maggio 2003
P.
Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it
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