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Sommario degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele dell'Addolorata (TE)

 


P. Alberto Pierangioli

Maggio 2003.  RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI

Partecipare alla passione di Gesù

(Rubrica ECO di San Gabriele - maggio 2003)

Il punto di partenza e di arrivo della spiritualità di san Paolo della Croce è la «partecipazione alla passione di Gesù». Il santo spiega innumerevoli volte che il dolore dà all'uomo la possibilità di partecipare alla «croce di Cristo». Già nella prima pagina del suo Diario scrive: «Per misericordia del nostro caro Dio desidero solo d'esser crocifisso con Gesù». Questo è come il programma e la chiave ermeneutica con cui interpretare la vita e il pensiero del fondatore dei passionisti.
Anch’egli può ripetere con l'apostolo Paolo: «Sono stato crocifisso con Cristo. Vivo, ma non io, vive invece Cristo in me» (Gal 2,19-20). La partecipazione alla passione di Gesù è il tema centrale di tutto il Diario del Santo. Il motivo più forte che lo spinge a desiderare il dolore è il desiderio di conformarsi al Signore crocifisso, il quale
«in tutta la sua vita non ha fatto altro che patire».
Non è per sé il dolore che unisce l'anima a Dio, ma l'amore con cui viene accettato. Il dolore è la «prova più profonda e più convincente dell'amore». Il Santo arriva a parlare di «dolore amoroso» e di «amore doloroso» e aggiunge: «Spero che capirete queste mie pazzie». Sono le pazzie dei santi! Di questa unione intima tra dolore e amore il santo parla continuamente nel suo Diario e nelle lettere. Quando descrive gli effetti della contemplazione amorosa della passione di Gesù, parla dell'unione intima che c'è tra l'amore e il dolore: il dolore morale e fisico non è più una disgrazia, ma la possibilità di provare l’amore al Signore crocifisso, di diventare una cosa sola con Lui. Egli l’accetta gioiosamente, perché è la croce del suo Signore. Scrive: «So che dico al mio Gesù che le sue croci sono le gioie del mio cuore».
La funzione purificatrice del dolore e la possibilità di aiutare Gesù a portare la croce, per collaborare alla salvezza delle anime, sono i motivi che spingono il santo a scrivere: «Vorrei dire che tutto il mondo sentisse la grande grazia che Dio fa, quando manda da patire, perché allora l'anima resta purificata come l'oro nel fuoco e diviene bella e leggera per volarsene al suo Bene». Il desiderio di «essere crocifisso con Gesù» è il motivo più forte per accettare ogni prova, tanto da arrivare a pregare Dio di «non levargli mai i patimenti». Con altre parole, è il grido di Paolo Apostolo: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).
Questo grido è stato ripreso e vissuto intensamente dalla più grande santa laica passionista, Gemma Galgani, che esclama: «O Gesù, mi dici sempre che chi soffre ama: la croce la dai a chi ami. Tu tratti me come trattò te il Padre tuo. Mi fai bere la Passione fino all'ultima goccia».
Nella maturità, quando Paolo parla del dolore sottolinea di più la meta alla quale l'uomo arriva quando rassomiglia al Cristo paziente e completa così una celebre frase di Santa Teresa: «Credo che la Croce del nostro dolce Gesù avrà posto radici più profonde nel vostro cuore e che canterete: "Patire e non morire"; oppure: "O patire o morire": o ancora meglio: "Né patire né morire", ma solamente la totale trasformazione nella divina volontà». Il dolore, come partecipazione alla passione del Signore, non è il fine del cristiano. Come Cristo attraverso la croce è entrato nella gloria del Padre, così il cristiano, per mezzo della «croce di Cristo» e l’accettazione della divina volontà, raggiunge la perfetta unione con Dio, che è lo scopo della vita.

San Paolo della Croce, i Laici e la Passione di Gesù
(Lettera a Tommaso Fossi)

"Chi vuol esser santo ama d’essere occulto agli occhi del mondo, prende il dolce per amaro e l’amaro per dolce: il suo cibo è il fare in tutto la santissima Volontà di Dio, e siccome questa più si fa nel patire che nel godere, il vero servo di Dio ama il nudo patire, ricevendolo come prova dalla purissima Volontà del Signore".

 P. Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it

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