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Sommario degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele dell'Addolorata (TE)

 


P. Alberto Pierangioli

FEBBRAIO 2005.  RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI

I - Il carisma della Passione
(Rubrica ECO di San Gabriele - Febbraio 2005)

Il venerdì prima delle Ceneri, che in questo anno cade il 4 febbraio, la Famiglia Passionista celebra la festa solenne della Passione, concessa dal Papa a San Paolo della Croce, per celebrare il carisma proprio dei Passionisti. Per i Passionisti, religiosi e laici, questa festa è il vero inizio della Quaresima e della preparazione alla Pasqua; è il cuore della spiritualità passionista.

San Paolo della Croce (1694 – 1775) non si era formato alla scuola di una spiritualità particolare. Da autodidatta, illuminato e guidato da Dio, aveva avvicinato le opere di grandi mistici: Francesco di Sales, Giovanni della Croce, Teresa d’Avila e più tardi Giovanni Taulero. 
Da loro apprese le vie mistiche del cammino verso Dio, la chiamata universale alla santità, la mitezza e la discrezione nel guidare le anime, la stima per la vita di orazione e di contemplazione, la mistica della Passione per unirsi a Gesù Crocifisso, fino a ripetere con S. Teresa “o patire o morire”. Egli seppe fare una sintesi personale di tutte queste piste luminose e trovare il centro che le univa nel mistero pasquale di Gesù, la sua passione, morte e risurrezione.

La coscienza di dover incentrare tutta la vita nella Passione di Gesù crebbe progressivamente in Paolo della Croce.. All'inizio voleva chiamare i primi discepoli “i poveri di Gesù”. Povertà, distacco dal mondo e solitudine erano gli ideali che più lo attraevano. Erano il rifiuto degli aspetti più negativi della vita cristiana. Riceve poi da Dio l’illuminazione di portare come “segno”, o distintivo, un cuore bianco, sormontato da una croce, con al centro il nome di Gesù, sopra una veste nera, per fare “perpetuo lutto” per la Passione e morte di Gesù. Era il ricordo dell’aspetto negativo della Passione del Signore, vista come conseguenza e riparazione del peccato. Ma innumerevoli testi dimostrano anche che Paolo fu uno dei mistici che ebbe più chiaro il valore positivo della Passione, come “la più grande e stupenda opera del divino amore”. La Passione di Gesù, contemplata come massima espressione dell’amore di Dio è la più grande intuizione di San Paolo della Croce, l’apporto più profondo alla spiritualità cristiana.

Il voto della Passione, che Paolo emise a Roma nel 1721, dopo il fallimento del tentativo di avvicinare il papa per avere l’approvazione di un nuovo istituto, fu non solo la personale consacrazione del santo alla Passione, ma anche il distintivo della nuova famiglia religiosa. Da allora in poi tutta la spiritualità passionista gravita intorno al tema della Passione.
La contemplazione della Passione di Gesù porta poi Paolo a capire e formulare alcuni aspetti fondamentali della spiritualità passionista: 

1. La conformità alla volontà di Dio, fino all’abbandono totale al divino “beneplacito”. Scriveva “La santità consiste nell'essere totalmente uniti alla volontà di Dio” (L I,286). E ancora: “Credo che la croce del nostro dolce Gesù avrà poste più profonde radici nel vostro cuore e che canterete: “patire e non morire”; oppure: “o patire o morire”; oppure ancora meglio: “né patire né morire”, ma solamente la totale trasformazione nel divino Beneplacito” (L II,440).

2. Il tutto e il niente: “Per essere santo ci vuole una “N” e una “T. La “N” sei tu che sei un orribile “nulla”; la “T” è Dio che è l'infinito “Tutto”. Lascia  sparire la “N” del tuo niente nell'infinito “Tutto” che è Dio ed ivi perditi tutto nell'abisso dell'immensa Divinità. Oh che nobile lavoro è questo” (L III,447).

3. Morte mistica e divina natività, come una vera immersione battesimale, che corrisponde molto bene all'attuale spiritualità del battesimo e del mistero pasquale. Scrive a Lucia Burlini, la tessitrice di Piansano: “Tutta umiliata e riconcentrata nel vostro niente, nel vostro niente potere, niente avere, niente sapere, ma con alta e filiale confidenza nel Signore, vi dovete perdere tutta nell'abisso dell'infinita carità di Dio che è tutto fuoco d'amore. Ed ivi in quell'immenso fuoco lasciar consumare tutto il vostro imperfetto e rinascere a nuova vita deifica, vita tutta d'amore, vita tutta santa; e questa divina natività la farete nel divin Verbo Cristo Signor nostro… Sicché morta misticamente a tutto ciò che non è Dio, con altissima astrazione da ogni cosa creata, entrate sola sola nel più profondo della sacra solitudine interiore, nel sacro deserto” (L II,724-725).

Una spiritualità forte, che scaturisce dall’amore infinito di Dio, manifestato nella Passione di Gesù e che porta coloro che la vivono a fare della propria vita una continua offerta di amore.

P. Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it

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