Home Page sito web AMICI
Home Page sito web AMICI

Sommario degli Articoli
scritti da P. Alberto Pierangioli e pubblicati su "L'Eco di San Gabriele", mensile di attualità del Santuario di san Gabriele dell'Addolorata (TE)

 


P. Alberto Pierangioli

Febbraio 2004.  RUBRICA DI SPIRITUALITÀ PASSIONISTA E LAICI

Alcune testimonianze di Laici Passionisti
(Rubrica ECO di San Gabriele - Febbraio 2004)

Per preparare l’VIII Convegno Nazionale del Movimento Laicale Passionista, che si terrà nel Santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio 2004, è stata promossa una inchiesta a livello nazionale sulla situazione del MLP.
Pubblichiamo ancora alcune testimonianze.

Il mio incontro con la spiritualità passionista è stata per me come una rivoluzione di vita in due fasi: la prima fase è stata segnata dalla mia lontananza per circa vent’anni dalla Chiesa, la crescente insoddisfazione della mia vita fino a rasentare la disperazione, la ricerca di pace e di un amore definitivo; nella seconda c’è stato l’incontro con un Padre Passionista, che ricevette il racconto della mia vita, della mia sofferenza, la confessione dei miei peccati.

Da quel momento una forza immensa mi spinse verso un totale cambiamento di vita, ma un’altra tentava di tenermi ancora legata a quelle povere certezze senza le quali mi sembrava di dover sprofondare in un baratro.
Il Signore lavorò molto in me, dandomi consolazione e sostegno, che mi permisero di intravedere qualcosa per cui valeva la pena di fare qualunque rinuncia. Forse, sin dai primi colloqui con il Padre, la spiritualità passionista cominciò a lavorare in me, ma solo molto più tardi ne ho avuto consapevolezza. 

Da allora ho cominciato a sentire l’esigenza di approfondirla con tutti i mezzi a disposizione. Non solo la mia vita iniziava a cambiare, avendo incontrato finalmente l’Amore definitivo, ma cambiava tutto il rapporto con ciò che mi circondava, soprattutto il rapporto con la sofferenza mia e degli altri.
Quante battaglie avevo compiuto negli anni precedenti per oppormi ad essa, sia a quella fisica, che a quella morale! Quanta solitudine, perché nessuna creatura umana poteva comprendere a pieno quello che sentivo.

Oggi non sono diminuite le prove, ma so di non essere sola e soprattutto che esse non sono fine a se stesse, cariche di negatività. Quella che mi sembrava “forza” è cambiata in qualcosa che solo apparentemente è passività, accettazione, ma che invece sta diventando capacità di soffrire con coraggio, con fede.

Che cosa c’è stato tra la prima fase della mia vita e la seconda? La conoscenza di Cristo e della sua Passione, tramite il Movimento Laicale Passionista. Oggi, quando arrivano le sofferenze, dopo lo sconforto iniziale, subentra qualcosa in me che non è mio. È la vicinanza di Dio che porta in me una gioia profonda, che è difficile descrivere. Mi aiuta a capire come mai i santi sono riusciti a sopportare nella loro vita tante sofferenze. Capisco allora anche quel “Tutto” e quel “Niente” di san Paolo della Croce, il poter gettare nella fornace ardente dell’Amore di Dio il nostro niente. Sono i momenti in cui finalmente il mio io fa posto a Dio. Desidero “mettere sempre Dio al primo posto”, come, da “Amica di Gesù Crocifisso”, dico nel recitare la “Promessa d’Amore” e che prosegue: “fa che io trovi solo in te la vera pace”. A volte sono colta da timore, al pensiero che addirittura che in nessun’altro modo sia per me possibile trovare la pace!

C’è poi il rapporto con la sofferenza altrui. Ho avuto la grazia di trascorrere molto tempo con persone eroiche, che hanno sopportato le loro gravi infermità santamente, con pazienza, umiltà, gioia, pregando instancabilmente per tutti. Ho avuto, presso quei letti, la percezione dell’importanza della loro permanenza su questa terra, in che modo le loro vite apparentemente inutili, potessero completare ciò che manca alla Passione di Cristo. E’ lo stesso scandalo del mondo di fronte al Dio crocifisso, debole, piegato, sofferente, privato da ogni attributo divino, ma non passivo, perché in quello stato salvava il mondo. 

Nel mio lavoro di volontariato, mi trovo continuamente a contatto con tante ferite spirituali; partecipo intensamente ad esse ed il mio sforzo costante è quello di trovare le parole adatte per infondere la speranza, per far capire che il dolore non è un baratro senza uscita, ma che può diventare veicolo di salvezza, se si riesce a guardare in alto.
Oggi ringrazio continuamente il Signore anche per quegli anni di sbandamento della mia vita, perché la sofferenza che ne è derivata mi permette di capire quella degli altri.

P. Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it

INIZIO PAGINA


un sito web della Famiglia Passionista