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Alcune
testimonianze di Laici Passionisti
(Rubrica ECO di San Gabriele -
Febbraio 2004)
Per preparare l’VIII
Convegno Nazionale del Movimento Laicale Passionista, che si
terrà nel Santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio 2004, è
stata promossa una inchiesta a livello nazionale sulla
situazione del MLP.
Pubblichiamo
ancora alcune testimonianze.
Il
mio incontro con la spiritualità passionista è stata per me
come una rivoluzione di vita in due fasi: la prima fase è stata
segnata dalla mia lontananza per circa vent’anni dalla Chiesa,
la crescente insoddisfazione della mia vita fino a rasentare la
disperazione, la ricerca di pace e di un amore definitivo; nella
seconda c’è stato l’incontro con un Padre Passionista, che
ricevette il racconto della mia vita, della mia sofferenza, la
confessione dei miei peccati.
Da
quel momento una forza immensa mi spinse verso un totale
cambiamento di vita, ma un’altra tentava di tenermi ancora
legata a quelle povere certezze senza le quali mi sembrava di
dover sprofondare in un baratro.
Il Signore lavorò molto in me, dandomi consolazione e sostegno,
che mi permisero di intravedere qualcosa per cui valeva la pena
di fare qualunque rinuncia. Forse, sin dai primi colloqui con il
Padre, la spiritualità passionista cominciò a lavorare in me,
ma solo molto più tardi ne ho avuto consapevolezza.
Da
allora ho cominciato a sentire l’esigenza di approfondirla con
tutti i mezzi a disposizione. Non solo la mia vita iniziava a
cambiare, avendo incontrato finalmente l’Amore definitivo, ma
cambiava tutto il rapporto con ciò che mi circondava,
soprattutto il rapporto con la sofferenza mia e degli altri.
Quante battaglie avevo compiuto negli anni precedenti per
oppormi ad essa, sia a quella fisica, che a quella morale!
Quanta solitudine, perché nessuna creatura umana poteva
comprendere a pieno quello che sentivo.
Oggi
non sono diminuite le prove, ma so di non essere sola e
soprattutto che esse non sono fine a se stesse, cariche di
negatività. Quella che mi sembrava “forza” è cambiata in
qualcosa che solo apparentemente è passività, accettazione, ma
che invece sta diventando capacità di soffrire con coraggio,
con fede.
Che
cosa c’è stato tra la prima fase della mia vita e la seconda?
La conoscenza di Cristo e della sua Passione, tramite il
Movimento Laicale Passionista. Oggi, quando arrivano le
sofferenze, dopo lo sconforto iniziale, subentra qualcosa in me
che non è mio. È la vicinanza di Dio che porta in me una gioia
profonda, che è difficile descrivere. Mi aiuta a capire come
mai i santi sono riusciti a sopportare nella loro vita tante
sofferenze. Capisco allora anche quel “Tutto” e quel
“Niente” di san Paolo della Croce, il poter gettare nella
fornace ardente dell’Amore di Dio il nostro niente. Sono i
momenti in cui finalmente il mio io fa posto a Dio. Desidero
“mettere sempre Dio al primo posto”, come, da “Amica di
Gesù Crocifisso”, dico nel recitare la “Promessa
d’Amore” e che prosegue: “fa che io trovi solo in te la
vera pace”. A volte sono colta da timore, al pensiero che
addirittura che in nessun’altro modo sia per me possibile
trovare la pace!
C’è
poi il rapporto con la sofferenza altrui. Ho avuto la grazia di
trascorrere molto tempo con persone eroiche, che hanno
sopportato le loro gravi infermità santamente, con pazienza,
umiltà, gioia, pregando instancabilmente per tutti. Ho avuto,
presso quei letti, la percezione dell’importanza della loro
permanenza su questa terra, in che modo le loro vite
apparentemente inutili, potessero completare ciò che manca alla
Passione di Cristo. E’ lo stesso scandalo del mondo di fronte
al Dio crocifisso, debole, piegato, sofferente, privato da ogni
attributo divino, ma non passivo, perché in quello stato
salvava il mondo.
Nel
mio lavoro di volontariato, mi trovo continuamente a contatto
con tante ferite spirituali; partecipo intensamente ad esse ed
il mio sforzo costante è quello di trovare le parole adatte per
infondere la speranza, per far capire che il dolore non è un
baratro senza uscita, ma che può diventare veicolo di salvezza,
se si riesce a guardare in alto.
Oggi
ringrazio continuamente il Signore anche per quegli anni di
sbandamento della mia vita, perché la sofferenza che ne è
derivata mi permette di capire quella degli altri.
P.
Alberto Pierangioli
albertopier@tiscalinet.it
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