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	<title>Passionisti DOL</title>
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	<description>Provincia Religiosa Basso Lazio e Campania</description>
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		<title>Commento alla liturgia della VII Domenica del tempo ordinario</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 11:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[VII DOMENICA  DEL  T.  O.  (19 febbraio)  Marco 2,1-12 Commento di P. Pierluigi Mirra passionista  “ Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri e ai prigionieri la liberazione”(Lc. 4,18). E’ questo uno degli aspetti dell’identità missionaria di Gesù, da Lui apertamente proclamata, tra lo scandalo e la mormorazione dei  benpensanti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">VII DOMENICA  DEL  T.  O.  (19 febbraio) </span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Marco 2,1-12</strong></p>
<p style="text-align: center;">Commento di P. Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> “ Il Signore mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri e ai prigionieri la</em> <em>liberazion</em>e”</strong>(Lc. 4,18). E’ questo uno degli aspetti dell’identità missionaria di Gesù, da Lui apertamente proclamata, tra lo scandalo e la mormorazione dei  benpensanti, della sinagoga.  Egli conferma che “<em>per noi e per la nostra salvezza è venuto dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno purissimo della Vergine Santa”. </em>La salvezza inizia quando si incontra Gesù, ed è nella fede che lo si riconosce Salvatore. Cosa significa essere salvato da Gesù?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiudere la scena del passato e iniziare  a vivere una vita nuova</strong>. Ma è necessario che nell’incontro si abbia il coraggio, non di cancellare il passato, perché esso è scritto nella nostra storia, ma di leggerlo  illuminato dalla misericordia di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il miracolo del paralitico guarito</strong>, che oggi ci presenta Marco,  mostra una doppia dimensione di fede nel chiedere la guarigione.  Anzitutto è quest’uomo che vuole guarire chiedendo  aiuto ai “sani” per arrivare al Maestro, c’è poi un atto di fede  molto forte da parte dei portatori del malato, che pur di arrivare alla meta, scoprono il tetto della casa dove Gesù era ospitato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed il Signore compie  per il malato un doppio miracolo</strong>:prima gli perdona i peccati, e  poi gli impone di alzarsi guarito dalla barella e di  mettersi a camminare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rabbia e stupore insieme degli astanti</strong>, farisei e scribi, ai quali non interessa nulla del fratello ammalato.  D’altro canto per il Maestro è essenziale rimettere i peccati perché è l’immobilismo dello spirito che blocca  l’individuo spesso anche   nel suo percorso fisico, il male dell’anima cioè  influisce  sul corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E il suo perdono distrugge il male e rinnova l’uomo</strong>. Bene dice l’apostolo Paolo  nel brano della II Lettura di questa Domenica:”<em>Non ricordate più le cose passate,non pensate più a quelle antiche.  Ecco io faccio una   cosa</em> <em>nuova</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo nell’uomo avviene  nella misericordia di Dio</strong>, che “rinnova anima e corpo,”  immergendo nel Sangue di Gesù, venuto per lavarci dalle nostre miserie, e dire continuamente, le bellissime parole <em>“Alzati e cammina”.</em> Questo implica la coscienza del peccato e la necessità di capire  che  solo lavati  nella misericordia di Dio, possiamo essere  guariti per riprendere il cammino.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La Parola della Domenica in pillole &#8211; VII Dom. t.o. (ANNO B)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 09:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Gesù, nel tornare a Cafarnao, viene accolto con gioia nel ricordo delle guarigioni da Lui operate. L’assemblea convocata inizia con l’annunzio della Parola. Questo è il primo evento nel quale si colloca la guarigione del paralitico. La Parola è il luogo dove Gesù si manifesta e opera i suoi prodigi. I quattro che portano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Conf. Massimo</p>
<p style="text-align: justify;">Gesù, nel tornare a Cafarnao, viene accolto con gioia nel ricordo delle guarigioni da Lui operate. <strong>L’assemblea convocata inizia con l’annunzio della Parola. Questo è il primo evento nel quale si colloca la guarigione del paralitico.</strong> La Parola è il luogo dove Gesù si manifesta e opera i suoi prodigi. I quattro che portano il paralitico agiscono con unità d&#8217;intenti e compiono quello che uno da solo non può fare: non si può portare da soli il peso delle infermità altrui, è necessario condividere. La fede si esprime pertanto nella comunione e nelle finalità e unisce fortemente i cinque. Gesù vede in questa scelta la loro fede e dona la remissione dei peccati.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo tutti tesi alla nostra salute fisica e psichica. Ma bisogna innanzitutto credere in Lui anche in rapporto a questi beni, poiché Gesù si muove, nei nostri confronti, partendo dalla vera malattia apportatrice di morte, che è il peccato. Egli rivela in questo modo che <strong>la remissione dei peccati è il bene più prezioso per l&#8217;uomo, perché il peccato è la porta aperta sulla morte e quindi su ogni male.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando c&#8217;è la fede vi è l’incontro con la misericordia di Dio. Il suo vero potere è quello di rimettere i peccati. L’altro è dimostrativo di questo. La guarigione operata da Gesù non solo diviene manifestazione del potere che Egli ha in quanto Figlio dell&#8217;uomo nel quale risiede la pienezza della divinità, ma anche si riverbera nella gioia stupita di quanti odono e vedono. Si conferma così in questo stupore che il tempo della redenzione è giunto.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Le parole di Gesù sulla Croce fonte di serena fiducia e ferma speranza</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 22:14:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi istanti della sua vita terrena Gesù pronuncia frasi che offrono indicazioni impegnative alla nostra preghiera, ma la aprono anche ad una serena fiducia e ad una grande speranza. La preghiera di Gesù di fronte alla morte è drammatica come lo è per ogni uomo, ma, allo stesso tempo, è pervasa da quella calma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Negli ultimi istanti della sua vita terrena</strong> Gesù pronuncia frasi che offrono indicazioni impegnative alla nostra preghiera, ma la aprono anche ad una serena fiducia e ad una grande speranza. La preghiera di Gesù di fronte alla morte è drammatica come lo è per ogni uomo, ma, allo stesso tempo, è pervasa da quella calma profonda che nasce dalla fiducia nel Padre e dalla volontà di consegnarsi totalmente a Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nell&#8217;ultima udienza del mercoledì Benedetto XVI</strong> torna a meditare sulle parole di Gesù pronunciate dalla Croce come le ha raccontate l&#8217;Evangelista Luca. In ognuna di quelle frasi c&#8217;è un significato universale ed eterno. Adesso che la vita sta per lasciarlo, Egli sigilla nella preghiera la sua ultima decisione: Gesù si è lasciato consegnare «nelle mani degli uomini», ma è nelle mani del Padre che Egli pone il suo spirito. Le parole sigillano per noi un impegno di vita e una via di salvezza.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oODGZVJtvG8" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
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		<title>Un avvio all’ “esercizio della meditazione” della Passione</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/02/15/un-avvio-all-esercizio-della-meditazione-della-passione/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[san paolo della croce]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di meditazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Facciamo un esempio concreto di come fare meditazione, partendo da un brano della Sacra Scrittura che richiama la passione di Gesù Cristo. Coloro che muovono i primi passi verso questa forma di preghiera, è opportuno che scelgano un brano del Nuovo Testamento, dal momento che il richiamo alla passione è diretto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Conf. Massimo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facciamo un esempio concreto di come fare meditazione</strong>, partendo da un brano della Sacra Scrittura che richiama la passione di Gesù Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che muovono i primi passi verso questa forma di preghiera, è opportuno che scelgano un brano del Nuovo Testamento, dal momento che il richiamo alla passione è diretto e non necessita di una lettura interpretativa particolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggiamo <strong>1Pt. 2,21-25</strong>: <em>A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme; egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La Parola di Dio presenta una tale densità di significato, da non poter essere esaurito da nessuna comprensione intellettiva. Ecco perché uno stesso brano potrebbe diventare oggetto di meditazione anche per anni!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma vediamo come muoverci di fronte al passo scritturistico che abbiamo riportato.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>- Dopo averlo letto almeno un paio di volte</strong> (ciò che può servire per una comprensione razionale del testo), tenendo fisso lo sguardo (della mente e del cuore) a Colui che è stato crocifisso (Gv 19,37), bisogna <strong>fermarsi su quella frase</strong> in particolare <strong>che si è impressa maggiormente nella nostra mente</strong> e che richiama l’aspetto salvifico; es. <em>dalle sue piaghe siete stati guariti.</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em></em><strong>- Fermarsi su una sola frase non significa voler togliere importanza all’intero contesto in cui essa si trova</strong>; tuttavia, per coloro che sono agli inizi, è meglio agire in questo modo, perché l’intera meditazione non duri più di 15 minuti: <em>perché se faranno questo quarto d’ora, passeranno poi da questo a mezz’ora, e dalla mezz’ora anco all’un’ora, e così si levarà il peccato, </em>scrive Paolo della Croce.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> A coloro che sono più avanti nel cammino di meditazione della Passione, suggeriamo, nel caso del nostro brano scritturistico, di fare un confronto con <strong>Is.53, 4-6.9.12</strong>, dal momento che sono piuttosto evidenti i riferimenti petrini al cantico del servo del Signore.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>- Si comincia a pensare e a riflettere</strong>: <em>dalle sue piaghe siete stati guariti…….</em> Questo è il momento in cui, dopo aver esaurito la comprensione razionale della frase, possiamo domandarci, ad esempio, cosa significa <em><em>dalle sue piaghe siete stati guariti.</em></em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><em><em></em></em><strong>- Ecco che si fa avanti un “pensiero divino”</strong>; in altri termini, inizia quella comunicazione con il Signore che ci spinge a pensare secondo Dio (Mc 8,33).</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> È necessario, perché una sollecitazione possa arrivare al nostro cuore e alla nostra mente, che trovi la dovuta accoglienza. Ciò sarà possibile se, dopo aver riflettuto sulla frase, riusciamo a fare <strong>silenzio</strong>, a fare <strong>un vuoto per accogliere il “nuovo”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>- A quel punto potremmo chiederci</strong>: come ha sofferto il Messia? Perché la salvezza è arrivata attraverso la sofferenza? Come mi riguarda tutto ciò? Tante sono le sollecitazione che si potranno ricevere. Ciascuno, con la propria sensibilità, ne riceverà qualcuna, segno che è iniziata la meditazione sulla Passione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>- I frutti concreti di una meditazione</strong> ben fatta (anche se soltanto di 15 minuti) sono una rinnovata comunione con Dio, che si apre ad una molteplicità di prospettive: sentirsi figli, sentirsi amati, scegliere di amare, di perdonare e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’esercizio della meditazione Paolo della Croce proponeva alcuni temi della spiritualità della Passione (ma questo passo è per chi già ha esperienza di meditazione): la compunzione del cuore, la grazia della lacrime, il desiderio della solitudine con Dio, il sacro silenzio, l’imparare a morire a tutto, la ricerca di sé per perdersi nel <em>proprio nulla e ritrovarsi nell’Infinito Tutto che è Dio sommamente amato.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre attraverso la meditazione della Passione, che bisognerebbe fare costantemente (scrive il santo: <em>quanto saranno fortunate, se persevereranno in questo santo esercizio), </em>si giungerà alla partecipazione e alla comunione con la passione di Gesù Cristo, tramite <em>l’amore doloroso e il dolore amoroso. </em>In altri termini, per Paolo della Croce <strong>“l’esercizio della meditazione” va fatto in un contesto e in un orizzonte di cammino che conduce alla santit</strong>à, seguendo le orme di Gesù Cristo Crocifisso e Risorto.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Un accostamento alla Passione del Signore</title>
		<link>http://www.passionisti.org/2012/02/13/un-accostamento-alla-passione-del-signore/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 20:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>
		<category><![CDATA[meditazione]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<category><![CDATA[san paolo della croce]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di meditazione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Conf. Massimo Il fondatore dei Passionisti Paolo della Croce è stato definito anche il gigante della Croce. Moltissimi sono gli studi dedicati al tema della Passione di Gesù secondo il pensiero del santo, che descrivono anche il suo ministero di evangelizzatore a partire da questa grazia particolare. Esiste quindi un legame inscindibile tra il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Conf. Massimo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fondatore dei Passionisti Paolo della Croce è stato definito anche il </strong><em><strong>gigante della Croce</strong>. </em>Moltissimi sono gli studi dedicati al tema della Passione di Gesù secondo il pensiero del santo, che descrivono anche il suo ministero di evangelizzatore a partire da questa grazia particolare. Esiste quindi un legame inscindibile tra il carisma donatogli dall’Onnipotente e la sua dimensione esistenziale, al punto da poter affermare che la meditazione della Passione rappresenta quel filo rosso che tiene unite una salda vita di fede e un instancabile annuncio della più grande e stupenda opera del Divino Amore: la SS.ma Passione del Crocifisso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da queste certezze si diffonde la sua spiritualità della “memoria della Passione”</strong> che non si identifica semplicemente con la memoria della stessa – ottima cosa per iniziare il cammino, non però il fine &#8211; , ma in una identificazione con Gesù Cristo, lasciandosi penetrare dalle sue pene, <em>affinché il suo stesso amore ne faccia dolce impressione nell’anima, nel cuore e nel corpo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’amore è virtù unitiva</strong>, </em>scrive a suor Cherubina, <em>e fa sue le pene dell’Amato Bene. </em>Secondo il suo più genuino pensiero, la passione di Gesù non va solamente meditata, ma assunta pienamente, affinché, come suggerisce a fratel Bartolomeo, <em>siate un vivo ritratto di Gesù Cristo. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Paolo della Croce non vi è l’intento di molti predicatori di quel tempo</strong> (e di oggi!) di suscitare particolari emozioni e spingere così i fedeli ad un atteggiamento psicologico di compassione nei confronti delle sofferenze di Gesù. Non si tratta né di un comportamento ascetico o religioso, né semplicemente di imitare il Cristo, ma di partecipare alla sua stessa vita: <em>questa è la porta che conduce l’anima all’intima unione con Dio, all’interiore raccoglimento ed alla più sublime contemplazione, </em>scrive a Tommaso Fossi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo aver esortato i fedeli a meditare ogni giorno la Passione</strong>, raccomandava che qualche sacerdote avesse cura di continuare a <em>dare al popolo la meditazione di questo mistero, dicendo che questo era il mezzo per conservare il frutto della missione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Attraverso la memoria della passione</strong> il santo si propone anche quella che oggi viene chiamata la formazione di una “retta coscienza”, affinché si possa, attraverso la meditazione delle pene del Salvatore, raggiungere la maturità sufficiente per imparare a discernere il bene dal male, come scriverà all’Abate Garagni nel 1741.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella lettera scritta al R.mo Can. Paolo Cerruti</strong>, descrivendo la regola del ’41, afferma che <em>per la maggior gloria di Dio e salute delle anime, si è d’attendere con sante fatiche apostoliche alla conversione delle anime per promuovere nel cuore dei fedeli la devozione alla SSma Passione di Gesù Cristo, tanto nelle sante Missioni che in altri esercizi di pietà, dandone la meditazione ai popoli dopo la predica della S. missione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma come iniziare a disporsi per una serena ed efficace meditazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo ancora una volta che sia il santo stesso a spiegarlo, riportando l’intero contenuto di una lettera scritta a suor Maria Prudenzia Angelini nel 1737:</p>
<p style="text-align: justify;">Sia lodato Gesù e Maria ss.ma</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Breve istruzione per prepararsi alla santa meditazione:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo.</strong> — Fate un atto di fede credendo fermamente che siete alla presenza di Dio. Per esempio; Anima mia, tu sei avanti a Dio: va’ dove vuoi che sempre sei avanti la maestà ss.ma del tuo Dio. Tu sei tutta in Dio; tu sei il tempio di Dio; tu sei piena di Dio, fuori di te v’è Dio. O mio Dio, o mio sommo bene, vi adoro, mi umilio nell’abisso del mio niente per adorarvi. O mio grande Iddio, vorrei potervi adorare con la riverenza, con cui vi adorano i vostri santi. Invito il cielo e la terra, il mare e tutte le cose ad adorarvi con me. Venite, o angeli cari, venite, o santi, venite, o anime della terra, venite, creature tutte, ad adorare con me il nostro caro Iddio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Atto d’umiltà: </em></strong>O mio Signore, o mio vero Iddio, oh, come ho ardire di stare alla vostra presenza! Gli angeli tremano avanti a voi; i cieli non sono mondi al vostro cospetto, ed io vil verme, ed io sordida creatura, ed io abisso di peccati, avrò ardire di trattare con vostra divina maestà? Ah, mio Dio, mio vero bene, che non sono degna di starvi avanti, merito di stare nell’abisso dell’inferno.<br />
Profondarsi molto nella cognizione del proprio niente e nella cognizione della grandezza di Dio e cavarne atti di umiltà e proprio disprezzo ecc., di contrizione ecc.<br />
O Dio, quanto mi dispiace di avervi offeso! O Dio, che ho fatto! Oh! Mio sommo bene, mi dispiace di avervi offeso! Oh! Che il mio cuore vorrebbe spezzarsi! Oh, amor mio, che muoio di pena per aver offeso voi che siete l’infinita bontà! Orsù, Gesù caro, non più peccati, no, non più, amor mio, non più, non più ecc.<br />
Raccomandarsi poi alla ss. Vergine, ai santi avvocati e massime a s. Giuseppe, a s. Teresa ecc.<br />
O cara madre Maria ss.ma. assistetemi in questa santa orazione. Pregate per me. Pregate, o angelo s. custode, pregate o santi dei paradiso, e massime voi, s. Giuseppe ecc. Ah, Gesù, datemi i vostri santi lumi per amor di Maria ss.ma, ecc.<br />
Poi meditate adagio leggendo il libro a parola a parola. Dio vi darà lume, non dubitate, statene sicura.<br />
Dove vi sentite più devozione, fermatevi. Poi fate l’offerta, il ringraziamento e la domanda. Terminate col <em>Pater Noster </em>ed <em>Ave Maria.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Modo breve per l’offerta</strong>; </em>Mio Dio, vi offro i santi lumi, che mi avete dati in questa santa orazione; vi offro i santi proponimenti che ho fatti col vostro divino aiuto.<br />
Vi offro questo mio povero cuore che vuole sempre amarvi. Oh, chi avesse tutti i cuori per amare il sommo Bene! Oh, chi potesse bruciare d’amore, ecc.<br />
Vi ringrazio, o Amore infinito, di tante grazie che mi avete fatte, e per ringraziamento vi offro il Sangue ss.mo del mio Gesù, il cuore di Maria ss.ma, ecc.<br />
Qui potete invitare i santi e tutte le creature a ringraziare la divina bontà. Fate poi le domande. Domandate le sante virtù e massime l’umiltà, l’ubbidienza e l’amore ss.mo di Dio e del prossimo. Pregate per tutti.<br />
Insegnate<strong> </strong>a fare la ss.ma comunione spirituale.<br />
Non ho più tempo. Pregate per me e fatevi santa. Dio vi benedica.<br />
Vostro servo in Gesù Cristo<br />
Paolo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla luce di quanto scrive Paolo della Croce</strong>, offriamo qualche indicazione per accostarsi al mistero della Passione e farne oggetto di meditazione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Innanzitutto bisogna porsi in <strong>atteggiamento di preghiera davanti ad un Crocifisso</strong>: ecco il primo atto di fede!</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Un <strong>vero atto di umiltà</strong> è senz’altro quello che riconoscersi creatura di fronte al Creatore; anche questa è una grazia che bisogna imparare a chiedere al Dio di tutte le tenerezze.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Chiedere <strong>l’intercessione della Vergine</strong> delle grazie o di un santo, verso il quale si nutre una particolare devozione. Possano la Madre di Cristo e i santi del cielo pregare per noi e impetrarci la grazia di una profonda meditazione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Mentre si tengono gli <strong>occhi sul Crocifisso</strong>, è importante richiamare alla mente una parola delle <strong>Sacre Scritture</strong>, che abbia rapporto con la passione del Signore.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Segue il <strong>momento dell’offerta</strong>: la meditazione aiuta a comprendere i non pochi doni che il Signore ci ha fatto: l’offerta al Signore degli stessi è indice di umiltà e di un giusto rapporto tra il Creatore e la creatura.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> È il momento del <strong>ringraziamento</strong>: la gratitudine verso il Dio che per primo ci ha amati e ci ha redenti e continuamente attende alla nostra santificazione.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;"><strong>-</strong> Infine le<strong> richieste</strong>: innanzitutto chiedere di voler cercare sempre il Regno di Dio nella nostra vita di tutti i giorni e poi presentare ogni tipo di richiesta (bisogni anche materiale, oltre che spirituali) e chiedere che vengano accolti se in conformità con il volere divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Possa la meditazione della Passione di Gesù Cristo diventare la nostra piccola “regola di vita”.</p>
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		<title>Commento alla liturgia della VI Domenica del tempo ordinario</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[VI DOMENICA DEL T. O. (12 febbraio) Marco 1,40-45 Commento di P. Pierluigi Mirra passionista Parlare oggi di lebbra e di lebbrosi può sembrare fuori luogo, o far rivivere tempi in cui questa malattia era diffusissima. Presso gli Ebrei, come rileviamo dalla I Lettura, c’erano leggi che consideravano i lebbrosi morti socialmente, anche se ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">VI DOMENICA DEL T. O. (12 febbraio)</span></h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Marco 1,40-45</strong></p>
<p style="text-align: center;">Commento di P. Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlare oggi di lebbra e di lebbrosi può sembrare fuori luogo</strong>, o far rivivere tempi in cui questa malattia era diffusissima. Presso gli Ebrei, come rileviamo dalla I Lettura, c’erano leggi che consideravano i lebbrosi morti socialmente, anche se ancora vivi. “Impuro!” era l’aggettivo con il quale venivano qualificati ed etichettati, cioè cosa marcia, da buttare al macero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti la Legge diceva: &#8220;se ne starà solo, fuori dell’accampamento&#8221;</strong>.  E lontano dalla convivenza umana, divorato dalla fame nella carne, si moriva soli e abbandonati. Tutto questo per la durata della malattia. Il Brano del Vangelo di Marco ci presenta uno di questi individui, che pur nella sua solitudine repressa, non ha però perduta la dignità di sentirsi uomo, cioè di sentirsi vivo. Rompe gli indugi, e, percependo in Gesù, colui che può purificarlo dalla malattia , gli si avvicina, e con due parole cariche di umiltà dice: &#8220;Se vuoi, puoi purificarmi!&#8221;. Nessun lungo discorso, né lamenti circa la sua situazione di assoluta emarginazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E qual è la risposta di Gesù? Tese la mano</strong>, lo toccò, e disse: &#8220;Lo voglio, sii purificato!&#8221;. Il resto nasce dalla gioia di vedersi risanato e di non potersi zittire, ma di proclamare quello che è successo. E’ guarito dentro, gli è nata la gioia non solo di conoscere Gesù e la sua potenza ,ma l’esigenza di doverlo proclamare agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le statistiche ci dicono che nel mondo esistono ancora malati di lebbra</strong>, anche se oggi per loro ci sono ospedali e assistenza, specialmente da parte di missionari e suore, che dei lebbrosari, hanno fatto delle piccole città dove i malati vivono, e spesso, ritornano ad essere sani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma credo che oggi Gesù</strong>, voglia farci capire e indicarci quei lebbrosi che fabbrichiamo noi con il nostro atteggiamento che non soltanto non sa di carità, di comprensione ma fa vivere nei riguardi di chi “sbaglia”, quell’atteggiamento di emarginazione sociale che sa di condanna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A volte</strong>, non tanto con le parole, ma con i gesti diciamo loro: &#8221; Tu non sei come noi!.. Tu devi starci lontano!.. Tu sei soltanto un condannato a vivere per sbaglio!..&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E potremmo così porre nell’elenco di questi lebbrosi da noi “fabbricati”</strong> gli anziani, i barboni, i drogati, i carcerati, i malati terminali o coloro che hanno perduto il senno, ecc.. Da questi “moderni lebbrosi” abbiamo paura di essere infettati. Noi siamo i sani !..Ma possiamo dirlo a voce alta di essere davvero sani nel cuore? Sano è chi ha il cuore libero da ogni preconcetto e aperto al fratello, perchè in lui sa vedere un figlio dello stesso “padre nostro”, perciò uno che ci appartiene, anche se malato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guai ad indurire il cuore</strong>, perché potremmo sentire Dio, che come a Caino, potrebbe un giorno porci la domanda:” &#8220;Dov’è tuo fratello?&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Nel grido di Gesù sulla Croce la via per affidarsi a Dio”</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 17:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L’udienza di oggi Mercoledì 08 &#8211; 02 -2012 ci porta a riflettere sugli attimi che ci hanno reso cristiani per sempre. Benedetto XVI ci fa “riascoltare” il grido di Gesù al Padre lanciato dalla Croce per farci sentire in esso la pena di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male, ma anche la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’udienza di oggi Mercoledì 08 &#8211; 02 -2012</strong> ci porta a riflettere sugli attimi che ci hanno reso cristiani per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Benedetto XVI ci fa “riascoltare” il grido di Gesù al Padre</strong> lanciato dalla Croce per farci sentire in esso la pena di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male, ma anche la grande certezza che affidando tutto questo al cuore di Dio questo grido sarà esaudito nella Resurrezione. Anche noi, davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel cuore, non dobbiamo avere paura di gridare a Lui la nostra sofferenza.</p>
<p><center><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/aRAfMI_2PHc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Commento alla liturgia della V Domenica del tempo ordinario</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[V DOMENICA DEL T . O. (5 febbraio) Marco,1,29-39 Commento di .P .Pierluigi Mirra passionista Pietro sarà stato sicuramente un bravo genero, perché, avendo la suocera ammalata, ne parla a Gesù. E il Maestro non disdegna l’invito di entrare in quella casa, e oltre a guarire la donna, accetta, quasi come gesto di riconoscenza, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">V DOMENICA DEL T . O. (5 febbraio)</span></h1>
<p style="text-align: center;">Marco,1,29-39</p>
<p style="text-align: center;">Commento di .P .Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pietro sarà stato sicuramente un bravo genero</strong>, perché, avendo la suocera ammalata, ne parla a Gesù. E il Maestro non disdegna l’invito di entrare in quella casa, e oltre a guarire la donna, accetta, quasi come gesto di riconoscenza, anche la tavola che ella prepara. Certo è che con queste novità, prima dell’indemoniato di Cafarnao guarito nella sinagoga, ora quella della guarigione miracolosa della suocera di Pietro, non si parla che del Profeta di Nazareth, che oltre a predicare un nuovo messaggio, mostra anche di avere una potenza che va al di la della natura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E la gente non perde tempo</strong>. La pausa del pranzo, e poi davanti alla casa di Pietro sembra ergersi un ospedale da campo, con ammalati di ogni tipo, che attendono da Gesù la guarigione. Marco sintetizza tutto l’operato, in questa frase: ”Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni..”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesù ora ha un momento di sosta che dedica alla preghiera</strong>, all’incontro quotidiano con il Padre, per dare sempre alla sua attività di annunzio e di opere il tono della volontà del Cielo. Ma all’alba già la folla lo aspetta, carica di malanni e di peccati in attesa di essere guarita. Gesù che si era ritirato nel deserto, è rintracciato dai suoi che gli espongono la ricerca ma Egli sembra dribblare tutto e tutti, affermando che non può ghettizzarsi in una città, e che la novità della sua identità non è quella principalmente di guarire, ma di annunciare il nuovo, la buona novella del Padre anche ad altri villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed Egli parte per altri lidi,con nel cuore la forza del Padre e la gioia di poter donare la salvezza a chi crederà in lui</strong>. “Risanaci, Signore, Dio della vita!”, con questo ritornello abbiamo alternato alcuni versetti del Salmo 146, ed è vero che tutti abbiamo bisogno di guarigione. Ma sono certo che quando così preghiamo, lo sguardo e l’interesse del nostro spirito, va alla salute del corpo. Importante anche quella, ma dove dobbiamo guarire per essere veri annunziatori e testimoni è nello spirito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa guarigione ci porta a guardare le cose con occhi limpidi e interessati al bene di tutti</strong>, ci apre il cuore a nuovi orizzonti, illuminati dall’amore, che travolge i nostri momenti di egoismo, e ci fa accostare agli altri con le porte aperte dell’anima, pronti ad accogliere e a donare guarigione. Guarire dentro è avere la vera fede, quella che cambia la vita nostra e quella degli altri,non solo, ma come Gesù, chi crede non attacca la sua anagrafe a questo e a quel luogo, diventa cittadino del mondo, perché, nella fede nell’amore ogni uomo si assimila a Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il tutto è nulla senza Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Meditazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8221; Si trovano persone, lo sappiano o no, cui piacerebbe provare grandi sentimenti desiderandoli come bene: ciò non è che volontà personale. Devi abbandonarti a Dio in tutto, non curarti di quel che farà. Tanta gente è morta ed è in cielo senza essere mai perfettamente spogliata della propria volontà. Volontà perfetta sarebbe però essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">&#8221; </span><strong style="text-align: justify;">Si trovano persone, lo sappiano o no</strong><span style="text-align: justify;">, cui piacerebbe provare grandi sentimenti desiderandoli come bene: ciò non è che volontà personale. Devi abbandonarti a Dio in tutto, non curarti di quel che farà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanta gente è morta ed è in cielo senza essere mai perfettamente spogliata della propria volontà</strong>. Volontà perfetta sarebbe però essere del tutto senza volontà personale, totalmente entro quella di Dio. Così si penetra veramente in Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si: un Ave Maria detta quando si è totalmente spogliati di se stessi vale più di mille salmi al di fuori di questa condizione</strong>, e fare un solo passo in questa condizione vale più che traversare l&#8217;intero mare essendone privo&#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Noi dobbiamo seguire Cristo nel modo che ci è proprio: come dunque?</strong><br />
Un&#8217;opera spirituale è di gran lunga superiore a quella materiale.<br />
E come?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu devi imitarlo ponendo mente a ciò che sei più incline e disposto</strong>. Spesso vale più rinunciare ad una delle proprie inclinazioni che privarsi di ogni sorta di cibo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Talvolta è più difficile tacere una sola parola che astenersi da tutto un discorso</strong>.<br />
E&#8217; può essere più difficile restare solo in mezzo ad una folla che nel deserto, o compiere una piccola opera che una grande.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo modo l&#8217;uomo pur nella sua debolezza può imitare Nostro Signore Gesù Cristo</strong> ne deve mai sentirsi lontano da Lui.<br />
Questa è la vera penitenza, che si fonda in modo speciale e perfetto sulla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo: abbandonare tutto ciò che è altro da Dio e rivolgersi a Lui con un amore incrollabile e grande desiderio di Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Compi dunque tutte le opere che ti fanno giungere a ciò</strong>, ma se, al contrario, digiuno, veglia, lettura o altro che sia, è per Te ostacolo, lasciala perdere senza timore di trascurare un opera di penitenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricompensa di tutte le opere è che Dio le conosca e che tu pensi a Lui mentre le compi</strong>.<br />
Rifugiati dunque in Lui, nel quale v&#8217;è solo il bene affinchè egli sia il redentore di tutta la tua corruzione.<br />
Nessuno ha piena gioia se non nella volontà amorosa di Dio.<br />
Ci conceda Egli tale unione! Amen.&#8221;</p>
<p><em><strong>Meister Eckhart</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Commento alla liturgia della IV Domenica del tempo ordinario</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Conf. Daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia della Parola]]></category>
		<category><![CDATA[liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[omelie]]></category>

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		<description><![CDATA[IV DOMENICA DEL T. O. ( 29 gennaio) Marco 1,21-28 Commento di P.Pierluigi Mirra passionista Giovanni Battista è stato il primo a scoprire la vera identità di Gesù e per questo motivo lo testimonia ai propri discepoli ( Gv.1,35), sarà poi Pietro, in modo più esplicito a confessarla (Mt.16,16- Gv.6,69). Ma nella sinagoga di Cafarnao [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">IV DOMENICA DEL T. O. ( 29 gennaio)</span></h2>
<p style="text-align: center;">Marco 1,21-28</p>
<p style="text-align: center;">Commento di P.Pierluigi Mirra passionista</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovanni Battista è stato il primo a scoprire la vera identità di Gesù</strong> e per questo motivo lo testimonia ai propri discepoli ( Gv.1,35), sarà poi Pietro, in modo più esplicito a confessarla (Mt.16,16- Gv.6,69). Ma nella sinagoga di Cafarnao è addirittura il demonio a proclamare pubblicamente:” Io so chi tu sei, il Santo di Dio!”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il diavolo</strong>, nemico per eccellenza, dinanzi alla potente forza che sprigiona Gesù è costretto a lasciare il corpo di quell’uomo ed a proclamare la Signoria di Colui che lo sta scacciando. Non fa meraviglia che conosca e proclami l’identità di Cristo, perché come scrive Giacomo nella sua Lettera (2,10) i “demoni credono e tremano”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’autorità con cui insegna Gesù gli viene da questa identità</strong> e dall’adesione cieca alla missione affidatagli dal Padre suo. I suoi concittadini son lì, meravigliati davanti all’insegnamento così impregnato di Spirito Santo e totalmente diverso da ciò che udivano dagli scribi e farisei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Certamente influisce molto anche la differenza tra il conformismo apparente dei Giudei e l’autenticità del Maestro di Nazareth</strong>, tra l’essere cosciente della propria missione e quella del povero mestierante che vende il prodotto e gioca solo sull’apparenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questo motivo ci si pone domande sulla persona di Gesù</strong> e su questa nuova dottrina che offriva nuove prospettive e apriva nuovi orizzonti, aldilà della rigidità cultuale del popolo eletto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Noi crediamo in maniera più o meno profonda nell’identità di Gesù</strong>, ma siamo un po’ restii a proclamarla. Eppure per il credente tale testimonianza dovrebbe essere luce per il proprio cammino e per quello dei fratelli. Conoscere Cristo per annunciarlo! Questo è il compito di ogni discepolo del Maestro di Nazareth. Nella conoscenza di Cristo troviamo Dio, e trovando Dio troviamo il Tutto che risponde alle nostre domande, ai nostri perché, e alle oscurità della nostra esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Seguiamo l’esempio degli Apostoli</strong>, che, appresa la lezione di vita alla scuola di Gesù, pur nella fragilità e debolezza dell’ora della Passione, carichi dello Spirito si spinsero fino ai confini del mondo per Cristo, e coinvolsero tutte le genti nel mistero di salvezza da Lui operato. Conoscere e poi fermarsi, è ignavia, e nascondersi per vergogna è viltà. Conoscere l’ identità di Cristo e proclamarla , con parole e gesti concreti di fede e di carità, è la condotta di coloro che sono veri discepoli di Gesù.</p>
<p>&nbsp;</p>
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