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P. Stanislao Renzi Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)


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P. STANISLAO RENZI, Superiore Provinciale 

Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)

DOL: Assemblea Provinciale 18-19 aprile 2001

RELAZIONE DEL CONSULTORE DELLA V.C.S.;  DISCUSSIONE E VOTAZIONE;  SALUTO DELLA SIG.RA MARIA GRAZIA CEFALONI

RELAZIONE DEL CONSULTORE DELLA V.C.S., Domenico Curcio

Carissimi,
avevo programmato, nel periodo precedente l’Assemblea Provinciale, una mia visita a tutte le Comunità di Provincia, per incontrarci fraternamente e avere anche uno scambio di opinioni sui temi che sarebbero stati esaminati in questa Assemblea. Giunto a metà di questo cammino, ho dovuto, purtroppo, interromperlo, a causa del peggioramento delle condizioni di salute di mia madre, per cui si è resa necessaria una mia più assidua presenza in famiglia. Ci tenevo ad incontrarvi; mi dispiace davvero non averlo potuto fare.
temi dell'Assemblea, comunque, ho avuto modo di riflettere insieme nelle comunità che mi è stato possibile visitare. Per le altre, a integrazione del materiale precedentemente inviato, ho fatto pervenire un altro contributo di P. Umberto Palmerini, Segretario Generale della Congregazione, sulle "norme emanate dalle varie Province e Viceprovince riguardanti la celebrazione dei Capitoli/Congressi aperti".
Avevo già provveduto ad inviare a tutte le Comunità del materiale utile per la riflessione personale e comunitaria, frutto del lavoro della commissione formata da P. Ludovico Izzo, da P. Giovanni Giorgi e da P. Amedeo De Francesco, oltre che dal sottoscritto, in vista di un confronto sereno in Assemblea che porti a fare le scelte più opportune per la nostra Provincia.

gli argomenti trattati:
1. La documentazione riguardante il Precapitolo e il Capitolo u.s., nonché l’iter della commissione di studio.
2. Appunti sui primi due incontri di Commissione.
3. Quanto è stato realizzato nella provincia della Presentazione.
4. Lo studio di P. Umberto Palmerini, Segretario Generale della Congregazione, su alcune obiezioni sollevate sul "Capitolo aperto".
5. La risposta del Superiore Generale sull’argomento.
6. La normativa di alcuni Istituti religiosi della nostra area geografica, desunta – quando è stato possibile – dalla loro stessa legislazione o ricavata da colloqui con religiosi bene informati.
E’ compito di questa Assemblea esaminare queste ipotesi sulle quali fare delle scelte. Le ipotesi, in fondo, credo possano ridursi a tre:
1. La democrazia rappresentativa (delega);
2. Il Capitolo Provinciale aperto;
3. La democrazia diretta o suffragio universale.

PRIMA IPOTESI: DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA (DELEGA)
Normativa delle Province della nostra area geografica prese in esame:
* Il Capitolo Provinciale, supremo organo legislativo della provincia, svolge sia il compito elettivo (del Provinciale e suo Consiglio e, talvolta, dei Superiori) che il compito programmatico.
* Il Capitolo Provinciale è composto da aventi diritto e da delegati della base, in numero almeno pari a quello degli aventi diritto.
* Per lo più partecipano di diritto, al Capitolo Provinciale, il Provinciale uscente e il suo Consiglio.
* Talvolta partecipano di diritto alcuni Superiori: o quelli delle Comunità più importanti o alcuni Superiori scelti per sorteggio.
In nessuna delle Province prese in esame partecipano di diritto tutti i Superiori.
* Talvolta i delegati vengono eletti nelle singole Comunità (come avviene per le nostre Assemblee Provinciali) o in collegi composti dalle Comunità più piccole.
* Qualche volta i delegati vengono eletti per fasce di età.

Ipotesi per noi:
* Si continua ad adottare il metodo della democrazia rappresentativa, cosi come è avvenuto finora, compresa la norma approvata nel Capitolo del 1986 circa il numero dei delegati, pari al 25% dei religiosi di Provincia, con arrotondamento all'unità superiore.
* Si adotta questo metodo con alcuni cambiamenti: Far partecipare al Capitolo Provinciale, di diritto, i Superiori delle Comunità locali.
* Aumentare la percentuale dei delegati al Capitolo, portandola al 30% o al 50% dei religiosi di Provincia.
* Eleggere i delegati per fasce di età
* Garantire che ogni Comunità abbia almeno un delegato
* Altro

SECONDA IPOTESI: CAPITOLO PROVINCIALE APERTO
Normativa delle Province della nostra area geografica prese in esame e ipotesi per noi:
* Possono partecipare al Capitolo Provinciale tutti i religiosi professi di Provincia, con delle precise modalità di partecipazione.
* Il Capitolo, cosi composto, può essere elettivo e programmatico insieme, o può essere soltanto elettivo: terminata l'elezione i convocati non capitolari lasciano il Capitolo. Il Capitolo ordinario elegge il Consiglio e prepara la programmazione.
* In concomitanza con il Capitolo aperto, vi può essere la designazione dei candidati all'ufficio di Provinciale attraverso votazione vera e propria (e vengono votati in Capitolo i due, tre ... che hanno ottenuto più voti) o tramite sondaggio, lasciando al Consiglio Generale di scegliere e presentare in Capitolo una terna ... di candidati.
Osservazioni:
* Con questo metodo un certo numero di religiosi (malati, disabili ... ) non potrà partecipare al Capitolo né avrà alcun peso nell'elezione del Provinciale (attraverso l'invio di propri delegati), e questo non è giusto.
* Sulla rosa dei nomi da presentare in Capitolo noi già abbiamo fatto esperienza: l'ipotesi fu scartata.

TERZA IPOTESI: DEMOCRAZIA DIRETTA O SUFFRAGIO UNIVERSALE
Soltanto i Redentoristi, nella nostra area geografica, adottano questa metodo.
Ipotesi per noi
* Tutti i religiosi professi di Provincia eleggono il Provinciale mediante scheda. Nei primi due scrutini occorre, per essere eletto, la maggioranza assoluta dei voti. Al terzo scrutinio si fa il ballottaggio fra i due religiosi che hanno ricevuto più voti ed è sufficiente la maggioranza relativa.
- Il Consiglio viene eletto in Capitolo.
Osservazioni:
- Con questo sistema viene a mancare il contatto diretto con le persone.
- Per una scelta più oculata occorre confronto sui problemi.
- E' un metodo piuttosto laborioso.
N.B. Questa ipotesi non sembra esclusa dalla nostra legislazione; al n. 151 delle Costituzioni leggiamo: "Ad ogni provincia sarà preposto il superiore provinciale, eletto nel modo stabilito dal capitolo provinciale e confermato dal Superiore Generale".

MODALITÀ DELLA CELEBRAZIONE DEL CAPITOLO PROVINCIALE
* Si potrebbe svolgere in due sessioni:
Prima sessione:
- esame e discussione dei problemi
- indicazione delle linee programmatiche
- elezione del Provinciale e suo Consiglio
Seconda sessione:
- presentazione, discussione, integrazione, miglioramento ... della pro- grammazione preparata dal Provinciale e suo Consiglio sulle indicazioni programmatiche emerse nella prima sessione del Capitolo.
(Perché la programmazione sia più realistica e il Provinciale e il suo Consiglio la facciano maggiormente propria e se ne sentano più implicati e responsabili).
* Per un maggiore approfondimento delle problematiche della Provincia e un maggiore coinvolgimento di tutti i religiosi, è quanto mai opportuno che anche la relazione del Provinciale sia presentata nel Precapitolo (o prima sessione del Capitolo) o, come auspica qualcuno, prima ancora del Precapitolo.

DISCUSSIONE E VOTAZIONE

Dopo aver ascoltato le relazioni delle Comunità e la presentazione da parte del Consultore per la V.C.S. P. Domenico Curcio del tema all’ordine del giorno circa la partecipazione al Capitolo Provinciale e le norme per la elezione del Superiore Provinciale, il Moderatore invita l’Assemblea, secondo l’orario approvato, a riunirsi in gruppi di studio per analizzare più profondamente l’argomento e presentare poi in aula gli elaborati e le proposte emerse dai gruppi. P. Domenico invita a tener presente i fogli di sintesi inviati ad ogni Comunità in cui sostanzialmente si fanno tre ipotesi:
1. Democrazia rappresentativa;
2. Capitolo Provinciale aperto a tutti;
3. Democrazia diretta a suffragio universale.
A queste tre ipotesi di partecipazione al Capitolo, va aggiunto l’altro argomento circa la modalità di svolgimento dello stesso Capitolo, il quale potrebbe essere svolto, sempre in base agli orientamenti emersi, in due sessioni; non precapitolo e capitolo, ma due sessioni di eguale importanza e valore giuridico del capitolo.

Viene chiesto al Moderatore se "- le proposte emerse dalle relazioni delle Comunità devono ritenersi vincolanti per i delegati, oppure l’Assemblea ha potere di esprimersi liberamente, eventualmente scavalcando anche le proposte emerse dalle Comunità. Nel momento in cui già esiste una forte maggioranza che segue la linea dello status quo, che cioè si rimane sulle stesse posizioni di adesso, non vedo quale discussione possa essere fatta, se l’Assemblea non ha la facoltà di superare o modificare quanto già espresso dalle Comunità."- (A. Rungi)

A questa domanda risponde il p. Provinciale: " l’Assemblea è sovrana nelle sue decisioni, anche in forza della delega ricevuta dal Capitolo Provinciale u.s. in merito a questo argomento, anche se non decide autonomamente, senza tener presente il parere della base; e l’idea della base è espressa nelle relazioni dei delegati che riportano il pensiero delle proprie Comunità".
" E’ necessario uscire dall’equivoco di pensare di stare a discutere di cose diverse, mentre in realtà è una sola cosa: se discutiamo di democrazia rappresentativa, e nessuno dubita di questo, dobbiamo chiederci allora come e quale deve essere questa rappresentatività! Per cui, dobbiamo fare di due un solo argomento di discussione, perché a noi interessa solo che questa rappresentatività ci sia; noi vogliamo una democrazia rappresentativa, ma che risolva le nostre esigenze e certi nostri desideri". (E. Petringa)

" Si è detto di conservare l’attuale sistema rappresentativo, però con alcuni ritocchi nelle percentuale. Dall’eco di molte relazioni delle Comunità, ho potuto ascoltare come si possa arrivare alla partecipazione rappresentativa di tutte le Comunità. E’ emersa l’ipotesi della partecipazione di diritto di tutti i Superiori; questa, a mio parere, non sarebbe una partecipazione rappresentativa. Si creerebbero solo dei "collegi blindati", cioè si riserverebbe ai Superiori un diritto che non avrebbe senso perché il loro mandato scade proprio col Capitolo. Anche i Superiori partecipano alla votazione dei delegati come tutti gli altri religiosi di Provincia, con le medesime possibilità e probabilità di partecipazione al Capitolo. M. Caprio)

" Siamo stati invitati a tener presenti solo tre ipotesi; ma da quanto è emerso dalle relazioni delle Comunità, ne è rimasta in piedi soltanto una: la prima. Su tredici relazioni delle Comunità, solo due si discostano dal metodo tradizionale della elezione dei delegati al Capitolo Provinciale. Credo allora che su questa ipotesi della democrazia rappresentativa dobbiamo soffermare la nostra attenzione, discutendo sulle varie percentuali, sul quorum, se scegliere un delegato per ogni Comunità, mantenendoci però in quest’unica linea scelta e preferita dalle Comunità. (P. Mirra)

Ci è stato chiesto di esprimere il nostro parere su tre precise proposte; dalle relazioni delle Comunità sono chiaramente emerse altrettante proposte che non possiamo completamente disattendere. Dobbiamo uscire però da questa Assemblea con una idea chiara: o democrazia rappresentativa, o partecipazione di tutti, o rappresentanti di ogni Comunità; ciò che è importante per questa Assemblea è raggiungere un criterio unico di orientamento, tenendo presenti anche i pareri espressi dalle Comunità, soprattutto in riferimento alle percentuali dei partecipanti al Capitolo". (P. Boniello)

"Alla luce di quanto sta emergendo, propongo di costituire una commissione ristretta che analizzi e sintetizzi le proposte delle Comunità, formuli dei quesiti precisi e delle proposte concrete sulle quali poi l’Assemblea verrà chiamata ad esprimere il proprio parere e a votare un testo unico. (A. Rungi)
L’idea di P. Rungi viene accolta e condivisa dall’Assemblea. Il Moderatore chiede di variare l’OdG che prevedeva la formazione dei gruppi di studio, e propone di formare un’unica commissione che esamini le relazioni delle Comunità e i pareri emersi in Assemblea, formuli domande precise e articolate da presentare alla valutazione dell’Assemblea e alla successiva votazione. L’assemblea è favorevole a questo nuovo progetto di lavoro.

Prima di nominare la commissione che avrà il compito di formulare le proposte da presentare all’Assemblea per essere discusse e votate, viene chiesto di effettuare una prima votazione per stabilire, sulla base delle proposte di P. Domenico Curcio, su quale delle tre ipotesi
– democrazia rappresentativa (delega);
– capitolo provinciale aperto;
– democrazia diretta (suffragio universale)
, soffermare maggiormente la propria riflessione e la formulazione delle domande da sottoporre all’attenzione dell’Assemblea.

Viene scelta la prima ipotesi – democrazia rappresentativa –
con il seguente esito della votazione:
Votanti: 26; favorevoli 24; contrari 2.

La commissione, indicata dall'Assemblea, composta dai padri Domenico Curcio, Ludovico Izzo, Giovanni Giorgi, Amedeo De Francesco, Emidio Petringa, Antonio Mannara, Antonio Rungi, tenuto conto dell’esito della prima votazione, avendo esaminato le proposte circa l'elezione del Superiore provinciale, come elaborate dalle singole comunità ed illustrate nell'Assemblea, nonché di quelle presentate al Capitolo provinciale del 1998 e di quelle elaborate dalla Commissione preparatoria (costituita dai padri Domenico Curcio, Ludovico Izzo, Giovanni Giorgi e Amedeo De Francesco), così le sintetizza e formalizza:

PROPOSTE
1. Partecipano di diritto al Capitolo provinciale, in base alle Costituzioni (art.149/c) e dei Regolamenti provinciali (art.123), oltre agli aventi diritto attuali, i superiori locali, nominati canonicamente.
Il numero dei delegati sarà pari al numero degli aventi diritto.
(Proposta presentata al Capitolo provinciale del 1998 dal P. Fausto La Montagna e presentata in Assemblea dalla Comunità di Calvi Risorta).
2. Al Capitolo provinciale partecipa un delegato, eletto ufficialmente nel capitolo locale dalla rispettiva comunità. Le comunità con almeno 5 religiosi ne eleggono un secondo. I religiosi fuori comunità esercitano il diritto al voto nella comunità geograficamente più vicina all'attuale loro domicilio. (Proposta della comunità di Sora).
3. I delegati al Capitolo provinciale vengono eletti da tutti i religiosi secondo la normati- va vigente (Capitolo provinciale del 1986), con la quota del 25% ed aumento al numero superiore. (Proposta della maggior parte delle Comunità)
4. I delegati al Capitolo provinciale vengono eletti da tutti i religiosi secondo la normativa vigente (Capitolo provinciale del 1986), con il 20% ed aumento al numero superiore. (Nuova proposta)
5. I delegati al Capitolo provinciale vengono eletti da tutti i religiosi secondo la normativa vigente . (Capitolo provinciale del 1986), con il 30% ed aumento al numero superiore. (Nuova proposta)
6. I delegati al Capitolo provinciale vengono eletti da tutti i religiosi secondo la normativa vigente (Capitolo provinciale del 1986), con il 50% ed aumento al numero superiore.
(Nuova proposta)

Sulle proposte formulate dalla commissione, si apre in aula un lungo, articolato e animato dibattito. Partecipano alla discussione quasi tutti i partecipanti all’Assemblea. Si esprimono liberamente le proprie opinioni e criteri di valutazione, sempre nel rispetto dei pareri altrui e di quelli emersi dalle relazioni delle Comunità. C’è chi motiva la propria contrarietà alla "elezione di un delegato per ogni Comunità perché il governo provinciale e il Provinciale devono essere visti come un fatto riguardante tutta la Provincia e non le singole Comunità" (Ludovico), e chi invece crede che "la partecipazione di un delegato per ogni Comunità non evada la collegialità; da troppi anni i Capitoli si fanno per mantenere inalterate posizioni e postazioni che si vogliono far passare per interesse della Provincia. L’ultimo Capitolo è stato tenuto in modo che ha dato determinati risultati che dovremmo ancora discutere per evitare che quelle cose accadano ancora (E. Petringa).
"Nessuna di queste proposte, sostiene P. Valente
, è completamente esente da qualche difetto, nessuna è completamente libera da errori. Se si mette in pratica il secondo punto, il religioso è impedito di votare un altro al di fuori della propria Comunità, e questa è una mancanza di libertà molto seria. Bisogna scegliere quale tra le enucleazioni presentate rispecchi di più il principio di libertà della coscienza". Su questa stessa linea è anche la posizione di G. De Santis: "Qualsiasi sistema elettorale presenta difetti; se dalle votazioni risultano eletti quelli considerati migliori, che colpa hanno costoro se fanno parte della stessa Comunità?". "Ci sono due piccoli handicaps in entrambe le proposte, sostiene P. Pietro; il primo è che eleggendo un religioso per ogni comunità possa essere penalizzato qualche altro religioso della stessa comunità. In una comunità di cinque religiosi, si avrebbe diritto a un solo delegato; questo vuol dire che se in quella comunità vi è un altro religioso meritevole di partecipare al Capitolo, ne rimane escluso solo perché uno solo può essere eletto, a meno che l’altro non venga cambiato di comunità qualche mese prima delle votazioni. Il secondo è che il Capitolo rischia di essere privato di religiosi che possano dare un apporto qualitativo molto importante, e non solo una presenza numerica. E’ successo in passato che a rappresentare la Provincia al Capitolo Generale, siano andati due religiosi di una stessa comunità". In conclusione, afferma P. E. Petringa, "nessuno vuole intaccare princìpi coi quali siamo stati formati e nei quali abbiamo sempre creduto; attenti però a che quel principio non risulti valido solo al momento della celebrazione di un Capitolo, perché quel principio che porta a riconoscere l’altro nella sua dignità in tutto ciò che merita, rispetto, stima, valorizzazione, ecc. andrebbe osservato anche e soprattutto quando l’altro è in difficoltà. Non importa se la comunità è formata da due, tre o quattro religiosi: ogni comunità ha lo stesso diritto ad essere rappresentata al Capitolo Provinciale".

Il poco tempo rimasto e gli altri adempimenti da compiere prima della conclusione, non hanno consentito il prolungamento dell’interessante discussione, ma dopo aver ascoltato altri brevi interventi di chiarificazione e di precisazione, si è passati alla votazione delle proposte formulate dalla commissione. P. Domenico precisa che, una volta scelto con votazione il metodo della democrazia rappresentativa, rimane da scegliere solo il modo di rappresentanza e la percentuale.

VOTAZIONE DELLA PRIMA PROPOSTA
- Partecipano di diritto al Capitolo provinciale, in base alle Costituzioni (art.149/c) e dei Regolamenti provinciali (art.123), oltre agli aventi diritto attuali, i superiori locali, nominati canonicamente.
- Il numero dei delegati sarà pari al numero degli aventi diritto.
Votanti = 24
favorevoli = 2            contrari = 21          astenuti = 1

VOTAZIONE DELLA SECONDA PROPOSTA
Al Capitolo provinciale partecipa un delegato, eletto ufficialmente nel capitolo locale dalla rispettiva comunità. Le comunità con almeno 5 religiosi ne eleggono un secondo. I religiosi fuori comunità esercitano il diritto al voto nella comunità geograficamente più vicina all'attuale loro domicilio.
Votanti = 24
favorevoli = 9             contrari = 10           astenuti = 5

VOTAZIONE DELLA TERZA PROPOSTA
I delegati al Capitolo provinciale vengono eletti da tutti i religiosi secondo la normativa vigente (Capitolo provinciale del 1986), con la quota del 25% ed aumento al numero superiore.
Votanti = 24
favorevoli = 16                contrari = 3              astenuti = 5

L’Assemblea approva la terza proposta.

In riferimento alla proposta di celebrare il Capitolo Provinciale in due sessioni, l’Assemblea ritiene opportuno lasciare la normativa vigente a norma dei Regolamenti Provinciali CIPI e dei nostri Regolamenti Provinciali.

 

SALUTO DELLA SIG.RA MARIA GRAZIA CEFALONI
Coordinatrice Provinciale del M. L. P.

Prima della relazione del Consultore Generale P. Luigi Vaninetti, prende brevemente la parola la Signora Maria Grazia Cefaloni, coordinatrice provinciale del Movimento Laicale Passionista, invitata e presentata da P. Fausto La Montagna, assistente spirituale provinciale dello stesso Movimento Laicale Passionista.

Maria Grazia Cefaloni"Vi ringrazio di questi pochi minuti che mi date per salutarvi, dice la Sig.ra Cefaloni, visibilmente emozionata di trovarsi in un’assemblea tanto qualificata, ella dice. Cercherò di fare del mio meglio in questo incarico che mi è stato conferito. Non sono molto esperta in queste cose, anche se già faccio parte del Movimento Arcobaleno di P. Francesco Minucci e ho partecipato a qualche Missione popolare con i vostri Missionari".
La sig.ra Cefaloni mette a conoscenza l’Assemblea del programma e delle finalità del Movimento Arcobaleno, per farlo conoscere a tutti anche a livello nazionale, come componente del Consiglio Nazionale del Movimento Laicale Passionista.

- Il p. Provinciale ringrazia la sig.ra Maria Grazia per la sua partecipazione e testimonianza in questa Assemblea, e per il lavoro che svolge con tanta passione e dedizione.
- Il Consultore P. Luigi Vaninetti risponde alla sig.ra che si scusa della sua emozione e della povertà delle sue parole, che l’incontro vale più di ogni parola.
- P. Michele Iodice informa che sul sito internet della nostra Provincia è già presente il Movimento Arcobaleno con il suo programma.
- P. Fausto La Montagna nel ringraziare la sig.ra Maria Grazia Cefaloni della sua presenza in mezzo a noi, invita i partecipanti all’Assemblea a notificargli e segnalargli tutte le realtà laicali già esistenti o in via di formazione nell’ambito della nostra Provincia religiosa.

 

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