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P. Stanislao Renzi Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)


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P. STANISLAO RENZI, Superiore Provinciale 

Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)

DOL: Assemblea Provinciale 18-19 aprile 2001

IL PASSIONISTA: ARALDO DELLA VITA di P. Ciro Benedettini

P. Ciro BenedettiniIl passionista: araldo della vita. E’ una definizione del passionista del 44° Capitolo generale, partendo dal tema "Passione di Gesù Cristo passione per la vita". Il tema capitolare è stato esaminato da varie angolature che danno origine a sette sezioni o sottotemi. Non si tratta di esposizioni sistematiche, complete. Centralità assoluta è data al carisma passionista.

1. Carisma CP
In principio sta l’intuizione del fondatore: "La Passione di Cristo è il più efficace rimedio ai mali del mondo". E’ sottolineato che la memoria passionis parla di amore e vita. Infatti proclama l’amore di Dio per l’umanità e annuncia la buona notizia della vita rinata dall’amore. Da queste due evidenziazioni nasce la definizione: il passionista è costituzionalmente un araldo della vita, colui che accetta la mentalità del Crocifisso- risorto: donare la propria vita per dare la vita. Vi è un’altra definizione: I passionisti: profeti della vita nella passione del mondo.
Prima linea operativa
In ogni comunità, in comunione con la Famiglia passionista, vogliamo vivere i prossimi anni come un kairos, tempo di discernimento del carisma passionista. Vogliamo sottoporre il nostro stile di vita e le nostre istituzioni al soffio purificatore e creatore dello Spirito. Di conseguenza vogliamo tornare a leggere la nostra storia di Congregazione, le Costituzioni, le nostre tradizioni per apprendere a riesprimere tutto ciò con fedeltà creativa.
Dunque:
- a)
I prossimi anni come tempo (kairos) di discernimento del carisma passionista (sessennio di approfondimento carismatico). Risposta esistenziale alla domanda: chi siamo? Chi vogliamo essere nella Chiesa? Si tratta di riappropriarci del nostro specifico (e anche di ritrovare una sorta di orgoglio di appartenenza). Oggi si assiste ad una omologazione degli Istituti.
- b) Sottoporre il nostro stile di vita e le nostre istituzioni al soffio purificatore e creatore dello Spirito. Avere il coraggio di un esame di coscienza, di fare discernimento, di sottoporci a revisione.
- c) Imparare a riesprimere il tutto con fedeltà creativa. L’approfondimento non è fine a se stesso, una sorta di autogratificazione, ma proiettato verso la testimonianza. Coniugare fedeltà e creatività. Non si tratta di mutare il carisma, ma di trovare forme nuove, originali per esprimere lo stesso carisma, per essere significativi nella società odierna.

Seconda linea operativa
Nelle comunità, Province, Vice-province e Vicariati vogliamo lavorare per una comunicazione che ci porti a condividere le nostre esperienze di passione per la vita, per sostenere ed arricchire il processo di conversione carismatica partendo dalla molteplicità culturale della congregazione e della famiglia passionista, nella prospettiva della missione.
Comunicazione. Non semplice scambio di informazioni, qualche bollettino in più o una nuova pagina su Internet. Comunicazione profonda come scambio vitale, condivisione delle nostre esperienze di passione per la vita, per sostenere ed arricchire il processo di conversione carismatica in vista di un apostolato più incisivo. Nella società dell’informazione, con la dovizia di mezzi comunicativi a disposizione, si rischia di ridurre la comunicazione a puro scambio utilitaristico o vuota chiacchiera.
Raccomandazione
La Congregazione promuove a tutti i livelli lo studio sul significato biblico, teologico, sociologico e pastorale della memoria passionis e sulle sue implicazioni per la Famiglia passionista. Il Consiglio Generale è invitato a studiare l’opportunità di creare un coordinamento attraverso l’istituzione di un centro-forum di approfondimento della memoria passionis.

2. Inculturazione
La inculturazione è presentata non tanto come un progetto sociologico in un mondo pluralistico, come un programma di salvaguardia di culture etniche, ma come una esigenza del Vangelo che deve attecchire in tutte le culture, purificandole ed esaltandone i valori. Quindi non riguarda solo i missionari ad gentes, ma coinvolge tutti perché è un processo costante di dialogo fra vangelo e culture. Riguarda anche la congregazione: il carisma deve parlare ogni lingua, incarnarsi in ogni cultura. Riguarda ognuno di noi. La cultura oggi è dinamica, i cambiamenti sono rapidissimi, (vedi cambiamento della società italiana, del linguaggio giovanile, ecc.). Criterio assoluto dell’Inculturazione è la croce di Cristo, massima prova dell’amore di Dio per l’umanità.

3. Sezione "Comunità di vita e di apostolato"
Terminologia: comunità di vita invece che vita comunitaria. Inoltre,i due temi comunità di vita e apostolato sono uniti, come due modalità della stessa realtà, inscindibilmente connesse. La prima forma di apostolato è la comunità di vita. La comunità di vita è "buona notizia", testimonianza evangelica, controcultura in una società egoista e consumistica.
Apostolato.
Il principio base è: ripartire sempre dalla croce di Cristo, da dove è nata la pienezza della vita. Quanto alle modalità: c’è il richiamo alle nostre forme tradizionali e l’apertura al nuovo: nuovo come necessità di adattamento alle nuove situazioni e culture; nuovo come sperimentazione di nuove forme di apostolato; nuovo come presenza della congregazione nell’apostolato di frontiera (nuovi areopaghi).
Vi sono due raccomandazioni sull’apostolato:
a)
Le Province, le Conferenze regionali ed il Governo centrale studino l’opportunità di elaborare prototipi di kerigma ed itinerari di accompagnamento spirituale da utilizzare ed adattare secondo le esigenze pastorali nelle varie culture.
b) Si studi la convenienza di preparare programmi di formazione dei laici della famiglia passionista all’apostolato della Congregazione per aiutarli a divenire collaboratori preziosi nel portare il Vangelo in tutti gli ambienti, secondo le loro qualità e doni

4. Formazione
Da sottolineare la continuità fra formazione iniziale e permanente. L’idea-base: la formazione è principalmente formazione comunitaria e formazione al carisma. Viene definita come "processo permanente di fedeltà creativa ed inculturata al carisma. E’ un processo personale e comunitario. Questo processo vitale ha come luogo privilegiato la comunità passionista. E’ in essa infatti che si ascoltano i racconti pasquali che costituiscono la nostra eredità, dove si fa memoria della nostra storia, dove si ricevono gli elementi del carisma che ci fanno famiglia".

Raccomandazioni (sono sei)
1. "Si organizzino incontri regionali e internazionali tra formatori e animatori vocazionali al fine di condividere esperienze ed elaborare criteri o piani di formazione che, pur nel rispetto delle diversità culturali, siano consonanti nei valori-base del carisma".
2. "Le Province e le aree culturali omogenee preparino materiale, guide e programmi di formazione che accompagnino gli itinerari formativi sul carisma sia per i consacrati che per i laici". Non si tratta conseguire l’uniformità, ma di ritrovarci nei valori base del carisma.
3. "Si studi la possibilità di creare studentati regionali e internazionali".
4. "E’ opportuno avviare progetti di accompagnamento dei giovani religiosi nei primi passi dopo la professione perpetua e dopo l’ordinazione e se ne curi il perfezionamento culturale, soprattutto sulla memoria passionis". Ritorna l’insistenza sul carisma.
5. "La congregazione è invitata ad aprirsi alla collaborazione dei laici sia nella formazione che nell’accettazione dei loro contributi nella conoscenza e condivisione del carisma passionista".
6. "Si favorisca la preparazione specifica dei formatori al loro ministero".

5. Solidarietà, Giustizia e Pace e integrità del creato
La solidarietà non è principalmente elemosina; ma una forma di giustizia, la giustizia essendo il primo requisito per la pace. La solidarietà è in funzione della giustizia e della pace; non è armonia solo con le persone, ma anche con il creato. La solidarietà non è un optional, ma un’esigenza evangelica. Il principio della solidarietà: tutti siamo nello stesso tempo ricchi e poveri, pieni di risorse e bisognosi. Tutti abbiamo da dare e da ricevere. Non esistono da una parte i ricchi, dall’altra i poveri. In primo luogo non si tratta di solidarietà finanziaria.
La solidarietà presuppone l’accettazione del principio della diversità, da accettare come ricchezza.
La solidarietà non deve condizionare l’altro ad essere come voglio io
.
Il dovere della solidarietà impone di proclamare il Vangelo della Giustizia e della Pace, soprattutto in un mondo in cui i poveri sono sempre più crocifissi ed il loro numero aumenta a causa anche della globalizzazione. Chiede di promuovere una mentalità di difesa dell’integrità del creato, espressione della munificenza e benevolenza di Dio. A differenza della semplice ecologia, il concetto di salvaguardia dell’integrità del creato è un impegno molto più ampio, biblico, dato che il Genesi ci insegna che Dio ha reso l’uomo amministratore (non padrone) della creazione, e che la creazione attende nelle doglie del parto la rivelazione dei figli di Dio. E’ una nuova sensibilità che sta nascendo; un istituto missionario deve cogliere questo aspetto per rendere più aderente la sua predicazione.
a) Decreti: creazione di un Ufficio e di un Fondo per la Solidarietà e Missione
b) Raccomandazione. Il Capitolo approva la domanda avanzata dalla Provincia di S. Paolo della Croce (USA) di iscrivere la Congregazione allo status di Organizzazione non Governativa (ONG) presso le Nazioni Unite (NU).

6. Collaborazione con i laici coinvolti nel carisma passionista
La collaborazione con i laici è uno dei temi cruciali, di frontiera della chiesa universale. Due espressioni esprimono la novità capitolare: famiglia passionista e famiglia pluralistica, che ha nella memoria passionis la sua sorgente e vincolo di unità. Non solo famiglia, ma famiglia pluralistica. Ne conseguono due impegni: la comunità passionista è una comunità aperta ai passionisti laici che vogliono approfondire il carisma; la comunità passionista deve essere capace di testimoniare il carisma della memoria passionis.
Il capitolo ha evidenziato che il coinvolgimento dei laici non deve essere motivato dalla carenza di vocazioni. E’ nella natura stessa del carisma. La relazione fra consacrati e laici è un rapporto di partnerariato, non di supplenza. Bando al paternalismo: i laici non sono cittadini passionisti di serie B. Sono collaboratori. Il capitolo ha trattato dei laici con grande rispetto.

Raccomandazioni
"Il Capitolo ritiene di non dover decidere su forme e strutture relative alla vita e missione dei laici. Invita, invece, a collaborare con loro ed essere aperti ai suggerimenti dello Spirito di Dio che infonde in tutti la fedeltà creativa al carisma passionista".
Tuttavia è chiesto:
1. che la Congregazione promuova e riaffermi i movimenti laicali passionisti dove essi esistono e ne incoraggi la creazione dove ancora non esistono;
2. che si continui a ricercare con umiltà e pazienza il modo migliore di collaborare con i laici;
3. che Province, Vice-Province e Vicariati che lo desiderano sperimentino nuove forme di collaborazione con i laici, e che eventualmente le facciano conoscere a tutta la Congregazione e ai gruppi laicali passionisti; come, per es.
- condivisione in modo temporaneo della nostra vita di fraternità;
- promozione di centri di formazione e riflessione sul carisma passionista;
- creazione di un Consiglio di laici a livello di comunità locale o provinciale.
4. che il Superiore generale e il suo Consiglio elabori criteri per l’approvazione, a livello provinciale e generale, di Statuti di movimenti laicali o per l’aggregazione di questi all’Istituto.
I laici passionisti hanno chiesto:
- Guida nella formazione permanente al carisma passionista;
- Occasioni per lavorare con noi nell’apostolato e nell’ambito della giustizia sociale;
- Assistenza nell’offrire, in spirito di dialogo, criteri per l’organizzazione di base;
- Di ricordare loro continuamente la chiamata a proclamare Cristo Crocifisso.

7. Sezione "Governo e riorganizzazione della Congregazione"
Raccomandazioni
1.
Il Superiore generale con il suo Consiglio, in dialogo con le Province ed i Vicariati, studi e cominci a realizzare una nuova strategia, a riguardo dei diritti, delle strutture, dello status e della rappresentanza dei Vicariati, soprattutto di quelli che, avendo una adeguata base economica, hanno raggiunto uno stadio di sviluppo che merita l’autonomia giuridica.
2. Il Capitolo raccomanda che, per il Sinodo Generale del 2002, la Commissione Generale per l’Economia prepari uno studio per il restauro e la ristrutturazione degli edifici del Generalato, basato su una traccia presentata dal Generale e dal suo Consiglio, con l’assistenza dell’Economo Generale. La traccia indicherà le necessità della Curia Generale, dello studentato, della comunità, ecc., in relazione alla riorganizzazione interna degli edifici.

 

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