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P. Stanislao Renzi Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)


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P. STANISLAO RENZI, Superiore Provinciale 

Provincia religiosa DOL (basso Lazio e Campania)

DOL: Assemblea Provinciale 18-19 aprile 2001

SALUTO DEL SUPERIORE PROVINCIALE P. STANISLAO RENZI

Carissimi Confratelli,

saluto anzitutto il P. Luigi Vaninetti, alla sua prima esperienza di un’assemblea provinciale come Consultore Generale: la sua presenza dà serenità al nostro dialogo. Saluto poi tutti i convenuti a questa assemblea, che è espressione di partecipazione della Provincia a temi che ne interessano la vita nel cammino in cui tutti debbono sentirsi coinvolti.
Importante è il tema della rappresentatività dei religiosi di Provincia al Capitolo Provinciale, che mai può limitarsi al momento elettivo, dovendo soprattutto programmare, con perspicace discernimento e con diligenza, la vita e l’attività per ogni quadriennio. Parimenti è importante la riflessione sul documento dell’ultimo Capitolo Generale, che deve ricadere nella realtà della Provincia, la quale non può non fare un cammino in sintonia con il resto della Congregazione per essere al passo con i segni del nostro tempo.
Permettetemi una breve riflessione. L’assemblea che si celebra si trova sempre collocata nel momento che sta vivendo una Provincia. Ora il nostro è un momento che non ci dà tanta tranquillità, anche se non è il caso di esagerare perché in questo tempo postmoderno lo smarrimento è comune a tanti Istituti religiosi per i veloci cambiamenti che sono di trasformazioni epocali.
P. Stanislao Renzi Certo non è motivo di consolazione, molto meno può esserlo di disimpegno, la constatazione che anche altri si trovano in situazioni analoghe alla nostra. Quello che dovrebbe soprattutto preoccuparci è la crescente difficoltà a sostenere gli impegni sia di vita comunitaria sia di apostolato a causa della riduzione di forze vitali.
Quando nel Consiglio provinciale ci troviamo di fronte a delle emergenze e all’urgenza di intervenire prendiamo pure delle decisioni, che però non sempre purtroppo trovano riscontro nella disponibilità dei Confratelli: così si è costretti a soprassedere e intanto le situazioni restano bloccate, provocando non solo l’aggravamento ma anche un senso di diffuso malessere nelle comunità e sfiducia verso l’autorità provinciale.
Trattandosi di religiosi, che non dovrebbero sfuggire alla corresponsabilità nel segno dell’obbedienza, la quale non è affatto un favore alla persona cui incombe l’onere del servizio ma ossequio di volontà e di sacrificio per un valore che trascende tutti, non si dovrebbe neanche ipotizzare il ricorso a misure coercitive, previste del resto dal codice di diritto canonico.
È il caso del Santuario della Civita, ove da mesi è assente per gravi ragioni di salute il P. Renato, e non c’è stato modo di sostituirlo. Il sottoscritto ha dovuto assicurare il servizio festivo.
Anche in altri casi s’è parlato di inerzia del superiore provinciale; ma non si vedono i fatti nel generale contesto della Provincia. Intanto cito quel che scrissi nella lettera circolare del 26 ott. 1998: “ho preferito la debolezza del servizio, insita nell’autorità quando si cerca di interpretarla in senso evangelico, pur sapendo che, come sempre, c’è chi invoca decisioni drastiche, proprie dell’autorità intesa come potere”. “Il servizio evangelico, infatti, sortisce il suo effetto, quando si incontra con motivazioni ispirate dalla fede, mentre deve registrare quasi un fallimento se alle decisioni, prese per coprire i vari ruoli della comunità provinciale e maturate del resto in sede di consiglio provinciale, si oppone il rifiuto, con la pretesa addirittura di motivarlo razionalmente. Si tratta di razionalità che non fa cogliere più gli aspetti irrinunciabili della consacrazione a Dio, nel segno dell’imitazione del Cristo crocifisso, e quindi della sua obbedienza come espressione dell’amore filiale al Padre”.
Non è per elemosinare commiserazione da qualcuno, se rivelo che ho avuto prolungati momenti di vera amarezza, per aver dovuto tollerare il protrarsi di situazioni deplorevoli senza alcuna prospettiva di trasformazione positiva. Sono momenti in cui viene forte la tentazione di scrollarsi di dosso un peso non desiderato e niente affatto appetibile ai nostri giorni.
Nella lettera citata scrivevo pure: “Credo sia superfluo segnalare la difficoltà causata dalla riduzione delle forze dovuta all’età, ma anche aggravata dalla residenza di alcuni fuori comunità: è da prevedere che, non molto a lungo, saremo costretti a ridimensionare attività e presenze, nonostante la resistenza di alcuni. Non reggeranno più motivi sentimentali o attaccamenti personali: le rare vocazioni, previste nell’immediato futuro, saranno insufficienti a riempire i vuoti. Forse sarebbe più vitale il sacrificare una presenza in luoghi tradizionali, per impiantarne una nuova in territori aperti al nostro apostolato e fecondi di vocazioni (es. il Cilento)”, per il quale c’è una precisa richiesta del vescovo di Teggiano-Policastro.
Intanto nei giorni scorsi siamo stati costretti a riconsegnare la parrocchia di S. Tarcisio, in Napoli, dopo circa trent’anni di servizio pastorale, perché il parroco s’è dimesso per ragioni di salute e io non ho ritenuto opportuno in coscienza presentare un nominativo che non fosse idoneo alla cura pastorale d’una parrocchia dalla realtà socio-religiosa molto complessa. Ne è seguito un fermento tra i fedeli, che non mi ha sorpreso, mentre ho avuto purtroppo la conferma che quasi sempre ad esso non sono estranee espressioni di confratelli che avrebbero “trovato” senz’altro la soluzione!
Ho voluto solo manifestare qualche mio sentimento. Non prendetelo semplicemente come uno sfogo, anche se ve ne sarebbe motivo per delle reazioni ed espressioni non sempre ispirate al pur necessario rispetto verso chi suo malgrado deve esercitare l’autorità. Questo non mi affligge, solo crea in me rammarico per non essere capace di fronteggiare situazioni che richiedono efficacia di interventi.

Auguro a tutti un buon lavoro per il bene della Provincia.

 

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