DOMENICA XVIII DEL T.O. ( 5 agosto)
Giovanni 6,24-35
Commento a cura di P.Pierluigi Mirra passionista
La Liturgia di questa Domenica d’agosto, nella I Lettura, ci presenta ancora una volta il popolo in cammino che mormora contro Mosè, reo di averlo portato a morire di fame e di sete nel deserto.
Dio, come sempre, fedele alla sua Alleanza, non delude l’invocazione lamentosa del popolo,e fa scendere dal cielo la manna ,e, alla sera, uccelli che volano sull’accampamento.
Quel cibo misterioso, chiamato manna, sarà sempre considerato, dalla tradizione cristiana, come prefigurazione dell’Eucarestia, il nutrimento del Nuovo Popolo.
Nella Lettera agli Efesini, Paolo Apostolo esorta a vivere da uomini nuovi, rivestiti di giustizia e di santità vera. A questo “uomo nuovo”, purificato dal peccato attraverso il Sangue di Cristo, il Maestro offre il “nuovo pane”,come nutrimento per la vita eterna. Il pane che egli da in cibo è lo stesso suo corpo, pegno di vita eterna per i credenti. Ai suoi discepoli, e a tutti quelli che camminano con lui,non offre né la manna, né l’acqua della roccia, né semplice pane azzimo, ma il suo corpo come cibo, e il suo sangue come bevanda.
Dalla bocca della folla, accorsa a cercarlo, dopo aver mangiato il pane della moltiplicazione, esce spontaneo il grido:” Signore, dacci sempre questo pane!” Ma Gesù non è la madia per sfamare la fame materiale, egli desidera solamente fede in lui, una fede che vada oltre le apparenze, capace di fissare lo sguardo nell’amore di un Dio che è Provvidenza e desidera la salvezza dei suoi figli.
Bene scrive S. Ambrogio: “Tutto abbi amo in Cristo, tutto è Cristo per noi. Se vuoi curare le ferite, egli è medico. Se sei ardente di febbre, egli è fontana. Se sei oppresso dall’ingiustizia, egli è giustizia. Se hai bisogno di aiuto, egli è forza. Se temi la morte,egli è la vita. Se desideri il cielo, egli è la via”.
















