di Conf. Massimo
Il brano evangelico di questa XIV domenica (Mc 6,1-6a) ci porta con Gesù a Nazaret, la sua patria (6,1-6a). Adesso è Gesù che va nella vecchia casa, portando con sé i suoi discepoli (6,1). Sembra logico che scoppi il conflitto o, almeno, il contrasto, poiché si scontrano due tipi di società, due modi di intendere le relazioni umane. Da un lato vi sono i concittadini di Gesù, vale a dire i testimoni della tradizione, dei valori che vanno mantenuti, perché così un uomo può vivere con delle radici e con un senso in questo mondo. Dall’altro c’è Gesù con i suoi discepoli: hanno infranto la stabilità e l’antica legge; perciò, pur essendo di casa, vengono da fuori, come portatori di un’altra verità, di un altro modo di esistere.
Arriva il sabato e Gesù si reca come di norma in sinagoga per offrire il suo insegnamento (didaskein: 6,2). Il problema è il modo di essere, cioè di insegnare-agire di Gesù, che con la sua libertà creatrice ha lacerato il tessuto sociale ebraico, lasciando senza sostegno i suoi compaesani. Potremmo dire che egli toglie loro la casa, la sicurezza legale-familiare, mettendoli allo scoperto, conducendoli per un cammino di saggezza-prodigi che può sembrare bello, ma che in fondo è pericoloso, perché implica il lasciare tutto quello che sembrava sicuro per avventurarsi sui nuovi sentieri del Regno. I suoi compaesani conservano e difendono ciò che hanno; preferiscono la loro antica sicurezza, rifiutano così il rischio creativo del regno. Su questo sfondo va intesa la risposta di Gesù: «un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (6,4). In altri termini, coloro che posseggono casa, famiglia, patria si sentono sicuri in essa e non accettano alcun tipo di “avventura profetica”, che li induca a lasciare quello che hanno al fine di mettersi in cammino.
I gesti sono l’espansione di queste parole: non credono in lui, non lo accettano, non lo accolgono e perciò Gesù non può fare miracoli, perché i miracoli sono vincolati alla fede di coloro che lo accettano e si impegnano a delineare con lui un cammino messianico. Gesù non guarisce gli ammalati esteriormente, come un mago che dispone di poteri da esercitare a prescindere o contrariamente alla volontà di coloro che ne traggono beneficio.
Il vero miracolo di Gesù si intreccia con la fede di coloro che lo accettano, che dialogano con lui e in tal modo si mettono in cammino verso un grado più alto di esistenza, superando i vecchi equilibri della legge ebraica, che finisce con il confinare l’essere umano in uno spazio di impurità, infermità e morte.
















