DOMENICA XIII DEL T. O.
Marco 5,21-43
Commento di P . Pierluigi Mirra passionista
E’ stato sempre difficile per gli Ebrei accettare il concetto di una possibile vittoria della vita sulla morte, tanto che Gesù, nel brano evangelico, affermando che la figlia di Giairo non è morta ma dorme, ottiene in risposta una lunga risata. Giairo, al contrario continua a sperare, sembra non crollare dinanzi alla notizia dell’avvenuta morta della figlioletta. Continua a credere e a sperare sulle parole di Gesù, e la sua fede ottiene il miracolo.
Forte è anche la fede dell‘emoroissa: “Se riuscissi almeno a toccare almeno il lembo del suo mantello!..” Crede fermamente alla potenza taumaturgica di Gesù, ma non osa chiedere il miracolo a parole, cercandolo tuttavia, con un gesto semplice che le ottiene la guarigione: ” Figlia, la tua fede ti ha salvato! Va in pace e sii guarita!”.
Cristo sconfigge la morte, ma non annulla lo sofferenza umana, e chiede che lo sguardo del cuore diventi sguardo di fede, e che si riesca a guardare oltre il problema, cercando in lui la soluzione. Dio non è sordo al dolore umano, di cui sente la drammaticità, e in suo Figlio ne sperimenta il peso.
Dio non vuole il dolore, ma al contrario, lotta per la liberazione dell’uomo dal questo e dalla sua più tragica conseguenza, dalla morte.
Giairo, ascolta e si fida della voce del Maestro che gli dice: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E un “Talità kum!” nato dal cuore di Gesù, ridona la vita alla fanciulla. La fede di Giairo vince la paura della morte, la fede di un padre ha ridonato la vita alla figlia attraverso Cristo.
Nella liturgia di oggi sembra che vita e fede si incrocino per dare un autentico significato all’agire di Dio nei confronti delle sue creature. Il Libro della Sapienza( I Lettura):è categorico: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi..Dio ha creato l’uomo per l’immortalità “. Egli non solo è l’artefice della vita, ma è anche l’Amante della vita!
La fede è la strada che porta a guardare oltre le situazioni contingenti, a leggere le circostanze in un’ottica di vita anche quando esse sembrano velate di morte, a sentire il tepore del sole negli inverni più rigidi della vita. Certamente ci sono anche i miracoli… Essi son come delle “lettere anonime di Dio!” (Sertillanges).
















