Posted by Conf. Daniele on 14 gen 2012 /
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II DOMENICA DEL T.O. ( 15 gennaio)
Giovanni 1, 35-42
Commento a cura di P: Pierluigi Mirra passionista
Giovanni Battista non ha più dubbi sulla identità di Gesù di Nazareth. Ha mandato alcuni suoi discepoli ad interrogarlo e ne ha ricevuto esempi concreti che attestano l’identità messianica.
Così prende ancora più coscienza di essere il battistrada che deve preparare la venuta pubblica del Messia.
Un giorno Gesù gli passa accanto, mentre egli si sta intrattenendo con dei suoi discepoli, e ad essi lo indica con le parole :” Ecco l’Agnello di Dio!”.
Due dei suoi prendono le parole del Battista come un invito a seguire il giovane Rabbi.
Si staccano dal vecchio maestro e seguono Gesù, fino a quando questi gli rivolge la parola: ” Che cercate?” Questa domanda prende il cuore dei due, e tra loro e Gesù inizia un breve dialogo, fatto di poche espressioni, che si sviluppa con un invito di Gesù: “Venite e vedrete!”, e con la conclusione dell’Evangelista Giovanni “andarono, videro e rimasero con lui”.
In quel “rimasero con lui”, è tutto il segreto di una chiamata che, come una freccia, è entrata nel cuore di Andrea e Giovanni, i quali, presi quasi da un’attrazione fatate, da quel momento non lasciarono più il Maestro.
Gesù aveva letto nell’animo di due giovani non la sete di dottrine nuove, ma la ricerca di qualcuno che riempia il loro cuore in ricerca.
E rimasero con lui, perché avvertirono subito che quel Maestro non era uno dei tanti che giravano per la Palestina, ma colui che solo poteva avviarli alla verità tutta intera e che forse avrebbe riempito il loro cuore di una grande novità, tanto da diventarne poi annunciatori e testimoni fin a versare il sangue per affermarla.
Poche ore con il Giovane Rabbi, (Giovanni ne decifra l’ora sull’orologio del tempo:” erano le quattro del pomeriggio”) e i giovani discepoli sono stati cambiati dentro, e sentono forte la frenesia di dire, di comunicare i la grande scoperta. Ma ciò che si nota è che il messaggio che essi poi passano agli altri, tra cui Simone, fratello di Andrea, è carico di credibilità, tanto che Simone non esita a seguire prima il fratello che lo presenta a Gesù, e poi a lasciare la rete per seguire il Maestro di Nazareth.
Quando parliamo di chiamata o di vocazione, ci viene spontanea davanti l’immagine di un seminario di conventi, dove si prepara ad essere preti, o dove si vive da religiosi o da suore.
Eppure Gesù ha chiamato i primi discepoli non a diventare monaci o cenobiti ma a camminare con Lui, a seguirlo in un cammino non solo di annunzio, ma anche di testimonianza dell’amore del Padre verso l’umanità. Tutti siamo chiamati ad “andare”, a porci alla sua scuola, per apprendere dalla sua forte personalità, come si vive per non sprecare la vita su strade inutili, che portano all’ignoto.
Tutti siamo chiamati, e a questa chiamata non si risponde per delega ma personalmente.
Ad ogni “Eccomi!”, ci si rende disponibili a farsi cambiare il cuore, e a diventare testimoni autentici di qualcosa che va oltre quello che siamo. Lasciamoci prendere e guidare dal Maestro di Nazareth!















